martedì 29 marzo 2011

GIULIO LEONI


Giovanna Canzano
intervista
GIULIO LEONI

23 febbraio 2009



La biblioteca di Alessandria è uno dei grandi luoghi del nostro immaginario collettivo. E' una sorta di archetipo:
 dall'età di Tolomeo, passando per Borges fino a internet, noi siamo affascinati dall'idea che possa esistere una sorta di grande contenitore di tutto il sapere possibile, uno spazio dove l'albero del bene e del male abbia messo radici e possa essere a nostra disposizione senza timore di angeli vendicatori.
Ci affascina tutti, forse perché nel profondo la sentiamo come una sorta di barriera contro la morte.
(Giulio Leoni)



CANZANO - Un Dante Alighieri che indaga, ('I delitti del Mosaico' Mondadori), e, nella severità di investigatore, si perde nella sensualità della bellezza di Antilia, un'altro Dante Alighieri, ma solo attraverso la sua opera, La Divina Commedia, è protagonista del romanzo se posso dire, esoterico di Matilde Asensi, 'L'ultimo Cantone', Sonzogno, come si puoi coniugare Dante e la sua Divina Commedia in due romanzi completamente diversi tra di loro?

LEONI - Di certo perché la personalità del Poeta è talmente ricca di sfumature da consentire, come per la sua opera, una lettura a livelli diversi, e anche contrastanti tra di loro. E poi per un motivo, diciamo così, più tecnico: all'estero per forza di cose Dante viene identificato con la Divina Commedia, che però è opera della maturità, successiva al lungo periodo del suo impegno politico in Firenze e a tutto il travaglio morale che poi verrà riassunto nell'allegoria della "selva oscura". A me interessava invece il Dante più giovane e "perduto", quello delle rime petrose e della tenzone con Forese Donati, del Fiore e del Detto d'amore. Un uomo insomma nella cui mente risuonassero più le grida e il furore di Campaldino, che non le mistiche armonie dei cori angelici.

CANZANO - Nel suo libro 'I delitti del mosaico' a p. 311 della edizione Oscar Mondadori, parla della comunità ebraica di Alessandria e della famosa biblioteca che, oltre alle mappe, celava tra i suoi scafali anche altri libri segreti, perchè non dedicare a questa biblioteca un'intero libro? Dal momento che lei può sulla base di argomenti veri costruirci un romanzo dove i particolari li può decidere lei?

LEONI - La biblioteca di Alessandria è uno dei grandi luoghi del nostro immaginario collettivo. E' una sorta di archetipo: dall'età di Tolomeo, passando per Borges fino a internet, noi siamo affascinati dall'idea che possa esistere una sorta di grande contenitore di tutto il sapere possibile, uno spazio dove l'albero del bene e del male abbia messo radici e possa essere a nostra disposizione senza timore di angeli vendicatori. Ci affascina tutti, forse perché nel profondo la sentiamo come una sorta di barriera contro la morte. Quanto a un possibile romanzo, non è da escludersi: anche se l'argomento è già stato trattato autorevolmente, sia in trasposizione simbolica come nel Nome della Rosa, o direttamente come in Tesoro di Cussler. Del resto, c'è sempre un modo nuovo di fare le cose antiche, no?  

CANZANO - 'Una terra sconfinata a forma di clessidra...' che era il grande segreto custodito nelle mappe in possesso dagli ebrei, come mai gli ebrei già sapevano dell'estitenza  delle Americhe?

LEONI - Sulla possibilità che i popoli antichi possedessero una conoscenza del mondo più ampia di quanto comunemente ritenuto si è molto discusso, e si continua a discutere. A partire dall'opera ormai canonica di Hapgood, Maps of the Ancient Sea Kings, si è sviluppata negli anni una vastissima letteratura sull'argomento, di cui anche la storiografia più ortodossa comincia a tener conto. Il punto è che l'Atlantico è tutto sommato abbastanza facile da attraversare, anche con imbarcazioni relativamente semplici come quelle fenice. Farlo è più una questione di volontà che di tecnica, ed è davvero ingeneroso nei confronti degli antichi navigatori pensare che mai nessuno abbia tentato di spingersi oltre le colonne d'Ercole prima di Colombo. Che qualcuno l'abbia fatto sembra invece provato dalle numerose mappe che circolano in Europa a partire dai primi del 500, famose tra tutte quelle di Piri Reis e di Orontius Finaeus. In cui appaiono dei tratti sconcertanti:non tanto la rappresentazione delle estreme coste americane e dell'Antartide, ancora ufficialmente sconosciute, quanto la notevole esattezza della mappatura di quelle zone, accostata invece alle imprecisioni ancora presenti nella rappresentazione del bacino mediterraneo e dell'Asia, molto meglio conosciuti.
Esiste solo una spiegazione logica: chi realizzò le carte rappresentava l'Europa e l'Oriente sulla base delle sue conoscenze dirette, utilizzando i portolani e le testimonianze di cui disponeva, e avvalendosi di un sistema di proiezione spesso grossolano e impreciso. Mentre nella rappresentazione delle terre sconosciute si limitò a riportare passivamente quello che aveva trovato in carte più antiche, senza apportare alcuna variazione personale. Di qui l'apparente paradosso. Il fatto poi che nella mappa di Orontius l'Antartide sia molto più grande della realtà non è a mio avviso una prova della della falsità della teoria. Sin dai pitagorici si credeva che per problemi di equilibrio del globo, le terre meridionali dovessero essere pari a quelle settentrionali: è possibile quindi che il cartografo abbia volutamente ingrandito l'area del continente di cui non sapeva nulla, in modo da soddisfare le presunte esigenze di carattere fisico. 
Ora mi sembra abbastanza plausibile immaginare che queste antiche mappe, se sono esistite, siano transitate per la biblioteca d'Alessandria: e posto che alcune di esse siano sopravvissute alla sua distruzione, facilmente passarono nelle mani della comunità ebraica egiziana, fortemente ellenizzata e culturalmente in grado di apprezzarne il valore. Come poi siano giunte nelle mani dei cartografi europei è fonte di speculazione: senza voler tirare in ballo gli onnipresenti Templari, immagino che abbiano raggiunto gli ebrei spagnoli e lì, alla corte di re Alfonso di Castiglia, sia cominciato quel lungo processo di analisi e di studio che, per vie traverse e tuttora sconosciute, arrivò forse allo stesso Colombo. Questo per quel che riguarda l'aspetto psudoscientifico della cosa: a me come narratore ovviamente bastava molto meno, anche la sola leggenda delle Isole Felici, per raccontare la mia storia.  


CANZANO - ROMA GIALLO FACTORY (RGF) è un gruppo di autori romani di Giallo e Noir (G&N) di recente costituzione e nasce ad opera degli scrittori Luigi De Pascalis, Giulio Leoni, Massimo Mongai, Massimo Pietroselli, Biagio Proietti, Maurizio Testa, Nicola Verde.
RGF si propone di incontrare, conoscere, aggregare autori d’area romana che abbiano pubblicato almeno un romanzo giallo o noir con scrittori di cinema, TV, fumetti, ma anche con operatori d’altre forme d’arte, purché interessati al Giallo ed al Noir.
Gli  scopi di RGF sono:
1.- Promuovere in tutti i modi l’incontro fra professionisti della scrittura G&N
2.- Creare occasioni di verifica, confronto, scambio di opinioni e pareri tra autori del genere
3.- Dare vita ad occasioni d’incontro con lettori, media, giornalisti, editori, produttori cinematogra-fici e televisivi, autorità ed enti interessati alla produzione culturale.
4.- Sostenere e promuovere in ogni sede la letteratura italiana di G&N.

PARLAMI DI TE - Sono nato a Roma nel mese di agosto, intorno alla mezzanotte, il sole nel Leone. In quel momento sorgeva all’orizzonte la costellazione dei Gemelli, signori della curiosità  discontinua.
Dopo una laurea in Lettere sui linguaggi della poesia visiva mi sono occupato per qualche anno di Organizzazione aziendale, prima di giungere alla conclusione che al mio temperamento si addiceva meglio una totale disorganizzazione di cose e persone, in modo da poterne fare oggetto di narrazione.
In anni giovanili mi sono appassionato alla rara materia esoterica, appresa in primis alla cattedra di Filosofia del Rinascimento. Da questi studi ho tratto alcune cognizioni in materia astrologica e chiromantica, e insieme passione per l'affascinante arte dell’Illusionismo, cugina profana dei più seri riti iniziatici.
Divido equamente il tempo tra molti altri interessi. Per esempio la letteratura del Duecento e le avanguardie artistiche del secolo appena trascorso. Ho scritto alcune cose in proposito, ma quello di cui sono più orgoglioso è stata la creazione e la direzione di Symbola, rivista di poesia e letteratura sperimentale.
E' soprattutto il mondo dell’insolito e del non finito ad appassionarmi. Gli aspetti controversi della storia, le sue leggende, i suoi spettri. Quello spazio suggestivo tra la verità dei fatti e l'incertezza del possibile.
Qui trovo i personaggi di cui mi innamoro in ogni racconto, e che cerco di far vivere nelle parole: sperando di divertire e interessare il lettore allo stesso modo in cui mi diverto io a immaginarli.
Nel 2000 ho vinto il premio Tedeschi, con DANTE ALIGHIERI E I DELITTI DELLA MEDUSA, in cui per la prima volta venivano rivelate le straordinarie doti investigative del Sommo Poeta, coinvolto in un complotto dalle proporzioni inimmaginabili.
Successivamente, ne LA DONNA SULLA LUNA, ho svelato i torbidi retroscena delle riprese dell’omonimo film di Fritz Lang, funestate dal delitto e dalla follia esoterica del Nazismo.
Nel 2003 ho narrato in E TRENTUNO CON LA MORTE, sulle sfondo dell’impresa fiumana di d’Annunzio, le circostanze inattese della morte dell’enigmatico dottor Zoser, l’uomo capace di fotografare il futuro, arso dall’elettricità in una stanza sigillata.
Ulteriori ricerche effettuate su materiali del Trecento mi hanno consentito nel 2004 di scrivere I DELITTI DEL MOSAICO, un’altra avventura di Dante in cui il poeta scoprirà, in un’insospettata città del male nascosta sotto Firenze, le tracce di un segreto sconvolgente. 
E' stata poi la volta di una nuova avventura nazi-cinematografica, ambientata sul set della grande Leni Riefenstahl: IL TRIONFO DELLA VOLONTA'.
Nel 2005 è uscito I DELITTI DELLA LUCE, romanzo che chiude la trilogia delle avventure fiorentine del Poeta, seguito da una storia scritta per i lettori più giovani, IL DESERTO DEGLI SPETTRI.
Di tanto scrivo anche racconti, in molti dei quali ho ripreso alcuni dei personaggi dei romanzi. Inoltre collaboro sin dalla sua nascita con IL FALCONE MALTESE, rivista di noir e narrativa gialla. Alcuni articoli li potete trovare sul sito.
Tutte le mie opere più recenti sono edite da Mondatori.


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