martedì 17 novembre 2015

ENRICO GALOPPINI

ISLAM – ISIS
Analisi di Enrico Galoppini dopo gli attentati di Parigi

GIOVANNA CANZANO
intervista
 ENRICO GALOPPINI
14 novembre 2015




“Ora è chiaro che tutto questo rimestare in un minestrone di parole dal quale
deve saltare fuori “l’Islam” come “nemico pubblico numero uno”
è un inganno spaventoso, oltre che una cosa assurda.
Vogliamo fare la  “guerra all’Islam”?  (Enrico Galoppini)”

CANZANO 1 - Parigi il giorno dopo. Il secondo attentato. Ma questa volta è guerra?
GALOPPINI – Per poter parlare di “guerra” bisogna sapere per prima cosa chi ce la sta dichiarando e a chi la si vuol fare. E qui cominciano i dolori. Perché a sentire le esternazioni dei politici (si noti che il primo in assoluto, prima ancora di Hollande, è stato Obama!) sembrerebbe una guerra dichiarataci dall’Isis, cioè dal “terrorismo islamico”. Ovvero da un generico “terrorismo” e… in definitiva, dall’Islam tout court!
Ora è chiaro che tutto questo rimestare in un minestrone di parole dal quale deve saltare fuori “l’Islam” come “nemico pubblico numero uno” è un inganno spaventoso, oltre che una cosa assurda. Vogliamo fare la “guerra all’Islam”? Ah sì, e allora facciamo la guerra ad oltre due miliardi di persone? Vogliamo dichiararla agli Stati che, ufficialmente, sono più “islamici” di altri? Ma quelli sono gli alleati di ferro dell’Occidente! Intendiamo allearci allora con quegli stati arabi (ed islamici) che combattono da anni il cosiddetto “terrorismo islamico”? Manco per idea, perché gli occidentali han fatto di tutto per sovvertire il governo siriano e gioivano quando in Egitto erano andati al potere i Fratelli Musulmani. Gli stessi inqualificabili e scellerati che hanno distrutto la Libia ed ora si atteggiano a vittime del “terrorismo islamico” e si mostrano disperati di fronte al numero incalcolabile di “profughi” in marcia dalle stesse regioni devastate!
Dunque, per parlar chiaro, non sarà “guerra” con nessuno, o, se lo sarà, si tratterà di una cosa che logicamente non avrà alcun nesso con la pretesa causa scatenante. Un po’ come per l’11 settembre 2001, quando per rispondere ad una “guerra” portata all’America da terroristi per lo più sauditi della famigerata al-Qa’ida (che nessuno ricorda più) è stato invaso l’Afghanistan!
Più verosimilmente ancora, mentre a parole si scateneranno nuove “crociate”, nei fatti avverrà che chi deve “capire” capirà. E si adeguerà al messaggio in stile mafioso portato da questa nuova strage di gente inerme. I cui familiari, sia chiaro, non riceveranno mai alcuna compensazione per il duro colpo subito, esattamente com’è successo a tutte le vittime del “terrorismo” negli anni della “strategia della tensione”… A tutte queste persone non potrà mai essere gabellata per “giustizia” una serie di bombardamenti massicci su chissà quale area del Medio Oriente, ma i nostri cosiddetti governanti, purtroppo, più di questo non sanno o non riescono a fare.

CANZANO 2 - L’ISIS avanza in Europa?
GALOPPINI – L’Isis non avanza in alcun modo perché semplicemente non esiste così come ce lo raccontano. Questo spauracchio serve ad un sacco di cose, tra le quali – non ultima – un’esigenza estrema di tenere lontani gli occidentali dalla spiritualità tradizionale islamica. La quale, come si stanno sforzando di provare anche alcuni rari onesti commentatori che hanno accesso alla stampa più o meno ufficiale, è assolutamente inserita in quel filone sapienziale che origina dalla notte dei tempi e sul quale s’innestano tutte le tradizioni ortodosse. Tra queste ed ogni fenomeno modernista esiste un’inconciliabilità di fondo, perché ogni “riformismo” altro non è che concessione all’errore, anche se a questi sedicenti “fondamentalisti” piace tantissimo affibbiare ai musulmani tradizionali l’accusa di bid‘a (“innovazione”, cioè “eresia”), se non addirittura quella di kufr (“negazionismo”, ovvero il misconoscimento dei fondamentali dell’ortodossia).
L’Islam, nella sua accezione più ampia, ovvero quella di fenomeno anche politico e sociale, ha inoltre molto da insegnare agli occidentali per quanto riguarda problemi che li attanagliano e che non trovano soluzione. Penso a quelli della rappresentanza politica o della corruzione, per non parlare della politica monetaria e fiscale, dato che le indicazioni dottrinali al riguardo sono assai chiare sull’assenza di una moneta emessa “a debito” (o moneta-merce) e la tassazione dei soli patrimoni fermi anziché dei redditi. Gli occidentali, invece, vengono ammaestrati ad impietosirsi per il Charlie Hebdo, solo perché vengono raggirati di continuo e non sanno più distinguere quale abisso di degrado rappresenti certa “libertà di satira”, che peraltro prende di mira i simboli più sacri della tradizione religiosa cristiana. La quale, secondo una certa retorica “neo–crociata”, costituirebbe un caposaldo della “civiltà occidentale”!
In altre parole, gli europei devono smetterla di concepirsi “occidentali” se vogliono ritrovare se stessi e, diciamocelo chiaramente, vivere una vita meno disanimata e più a misura d’uomo. In questo, l’Islam può essere per l’Europa un esempio ed una valida fonte d’ispirazione. L’alternativa è quella di sprofondare nel nichilismo che travolge alla fine anche la stessa religione prevalente, mentre se gli europei riscoprissero una loro religiosità autentica non potrebbero essere stretti nella tenaglia dell’occidentalismo (americanismo) e del fondamentalismo islamico. I quali si affrontano sul ring ma si somigliano parecchio, mentre nel mezzo ci finiamo noi.

CANZANO 3 - Quelli dell’ISIS sono strumenti di un ‘meccanismo’ ormai senza controllo?
GALOPPINI – No no, credo invece che, fatti salvi i sempre possibili “cani sciolti”, questi individui rispondano a precise catene di comando, altro che “fuori controllo”!
Affermare che gli attentatori sono elementi “fuori controllo” significa ammettere che essi colpiscono mossi unicamente dall’“odio per l’Occidente”, il che è esattamente ciò che vuol farci credere la propaganda occidentale stessa. Questi atti terroristici, che seminano morte tra persone intente nelle loro abituali attività, puntano al contrario ad obiettivi studiati molto freddamente. Sono, sotto un certo aspetto, atti di una guerra che, altrove, ha visto e vede ancora famiglie intere straziate da armi sofisticate che fanno meno orrore di una cintura esplosiva solo perché con la tecnologia i moderni hanno un rapporto che li ha resi insensibili ai suoi esiti più distruttivi. A Gaza o a Baghdad, a Kabul o a Beirut, le persone hanno fatto il callo alle bombe che dovevano portare la “democrazia” ed invece hanno solo ampliato i cimiteri ed aumentato il desiderio di vendetta di chi, poi, viene considerato “pazzo” se poi, un giorno, sceglie di fare il “terrorista”.
Il discorso non si esaurisce qui, ma anche questi sono aspetti che andrebbero considerati. Perché non è serio pubblicare prime pagine con titoli come “Israele ha fatto bene” mentre su Gaza piovono razzi da ogni parte e poi fare gli offesi con altri titoli “scandalosi” come l’ormai celebre “Bastardi islamici”. Poi si meravigliano se un giorno qualcuno, esasperato, fa una strage in redazione, ma sinceramente chi s’imbarca in una guerra, anche solo dell’informazione, quando l’informazione è un’arma che fa le sue vittime, deve prendersi le sue responsabilità. Insomma, un conto è “Charlie Hebdo”, che in un certo senso – se è vero che s’è trattato di un “commando jihadista” eccetera – se l’è cercata, mentre ovviamente dei turisti o degli spettatori d’un concerto non hanno alcuna responsabilità, ed anzi tra essi si potrebbe trovare anche chi è molto critico nei confronti delle stesse dirigenze occidentali che questi “terroristi” vorrebbero punire (mentre ammazzano solo gente innocente).
Tutto questo, ovviamente, non tiene conto della possibilità che in alcuni casi si tratti di totale manipolazione e malafede, perché sotto un “jihadista” che colpisce in una città europea si può celare qualsiasi cosa, tra cui elementi eterodiretti che non sanno alla fine a quale mulino portano acqua e addirittura soggetti che di arabo ed islamico hanno ben poco, tanto nessun tele-suddito saprà mai nulla davvero sulla reale identità degli attentatori (l’11 settembre 2001, sotto quest’aspetto, è emblematico).

CANZANO 4 - ISIS solo ‘braccio’ armato dell’Islam, oppure niente di questo?
GALOPPINI – Al riguardo dell’Isis come ultima incarnazione di una tendenza modernista ed antitradizionale mi sono già espresso in vari scritti, ai quali rimando il lettore di quest’intervista [Il “Grande Medio Oriente” e il momento islamico dello “scontro di civiltà” (il caso italiano); Da Bin Laden al “Califfo”. La guerra finale contro l’Islam (per colpire l’Eurasia); Chi manovra i “modernisti islamici”?]. Non è possibile comprendere questo fenomeno se non lo s’inquadra storicamente (specialmente dalla metà del XVIII secolo) e se non si fa lo sforzo di coglierne l’intima natura “sovversiva” di tutto ciò che è stato l’Islam tradizionale per oltre quattordici secoli. È una china che, con esiti in parte simili, ha vissuto anche il Cristianesimo, con la nascita della cosiddetta “Riforma”, in tutte le sue varie declinazioni. Ovunque essa s’è imposta, fin dall’inizio, ed ovunque si sono affacciati i prodromi di essa, i risultati sono stati “guerre di religione” e una concezione del sacro impoverita e ridotta ad un freddo moralismo, che nell’Islam, così come nel fondamentalismo ebraico, si associa ad un “legalismo” altrettanto freddo e sterile.

CANZANO 5 - L’ISIS in Italia? Sono già presenti nel nostro territorio e pronti a tutto?
GALOPPINI – Questo non lo devo sapere io, ma gli apparati preposti alla sicurezza di tutti e che tra l’altro paghiamo per questo servizio. Con questo intendo anche dire che ogni volta che si verificano gravi attentati come quelli di Parigi sono innanzitutto i servizi di sicurezza e di spionaggio a fare una figura barbina. Capisco che è praticamente impossibile controllare tutto e tutti, ma proprio per questo sarebbe importante smetterla di fare le pulci a cosa scrive un pincopallino qualsiasi su Facebook e concentrarsi su chi, perché e per come entra in un paese. Mentre mi pare che al riguardo la situazione sia parecchio preoccupante, se è vero – com’è stato documentato – che entrano “siriani” con passaporti taroccati che anche dei giornalisti d’inchiesta si sono procurati con una cifra relativamente contenuta.
Quanto ai giovani di famiglie musulmane nati e cresciuti qua, il problema è irrisolvibile, perché ci sarà sempre chi tenderà ad autoghettizzarsi pensando di aver subito, a torto o a ragione, una grave ingiustizia, che risale al momento in cui i suoi genitori o i suoi nonni sono emigrati e che poi è proseguita con una storia di emarginazione e sradicamento. L’emigrazione, volenti o nolenti, si porta dietro anche percentuali di persone che, in un misto di rivalsa e frustrazione, assieme al desiderio di sentirsi finalmente “qualcuno”, abbracciano qualche ideologia – e ribadisco “ideologia” – nella quale la religione è un puro pretesto per sfogarsi.
Certi giornalisti si sbalordiscono nel constatare che un ex “rapper” possa dedicarsi al taglio di teste in nome di un delirante “islam” (la minuscola, qui, è voluta), ma ciò non è affatto strano perché è proprio l’aver reciso i ponti con la tradizione autentica che conduce a certi gravi fraintendimenti, sui quali andranno poi a lucrare gli apparati d’intelligence di mezzo mondo che non vedono l’ora di attivare un “attentato islamico”.

CANZANO 6 - Questo attentato è una svolta?
GALOPPINI – Non saprei proprio, ma di sicuro qualche decisione la Francia dovrà prenderla, perché non fare nulla significa dare il segnale sbagliato che le si può combinare di tutto. Vede, la Francia è un paese che non è del tutto “occidentale”, nel senso che non è affatto conquistata all’americanismo e al suo modello. Parigi è una “città globale”, e come tutte queste città rappresenta la vetrina nella quale inscenare la finzione di una “classe media globale” che vuole solo divertimenti e bella vita.
La Francia vera la si vedrà presto al voto, quando, se non interverranno manipolazioni e forzature, il Front National, che non è un partito “regionale” come la Lega Nord, sbaraglierà l’attuale pariglia d’inetti. La Francia vera non può digerire a cuor leggero un’abnormità come il TTIP, il trattato di “libero scambio” tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea. La Francia vera si ribella contro i matrimoni omosessuali e la cancellazione, dall’alto, dell’identità sessuale.
O la Francia ritrova se stessa, rigetta l’occidentalismo, smette di omaggiare il “Charlie Hebdo” e si rimette ai suoi eroi come Giovanna D’arco, oppure merita di vagolare nell’angoscia indotta da questo “terrorismo” ufficialmente “islamico” ma in realtà senza volto perché così lo vuole chi l’ha coltivato e foraggiato.
Adesso pare di capire che la Francia s’impegnerà di più in Siria. Ma che vuol dire? È dall’inizio che la Francia è intenta a sovvertire la Siria, quindi? Vogliamo credere che questa famosa “terza guerra mondiale” nominata anche dal Papa vedrà da una parte l’Isis e dall’altra tutto il “mondo civile”? Suvvia, sarebbe come credere che una partita di calcio dal risultato incerto si giocasse tra una squadra di amatori e una selezione dei migliori campioni mondiali!
Allora si abbia il coraggio (e soprattutto la creanza) di parlar chiaro e si dica a chi si vuol fare la guerra. La si vuol fare ai paesi islamici che sostengono il cosiddetto “Stato islamico”? E come la vogliamo mettere quando questi stessi sponsor sono partner più che appetiti per fare affari? Per quanto tempo racconteranno la favola della “cellula” composta da “reduci della Siria”? E che atteggiamento vogliamo tenere con il famoso “grande alleato” a sua volta alleato dei finanziatori “islamici” dell’Isis?

CANZANO 7 – Gli italiani convertiti all’Islam si sentono in qualche modo vicini all’ISIS?
“Convertiti italiani all’Islam” vuol dire ben poco. Ci sono italiani che si sono avvicinati alla religione islamica vedendovi un ideale di giustizia sociale, e questi sono quelli più “politicizzati”. Non dico che necessariamente debbano sviluppare una visione che conduce ad una simpatia per l’Isis, ed anzi bisogna riconoscere in costoro un forte impegno a migliorare le società nelle quali vivono. Fatto sta che in qualche caso ci sono quelli che tendono a fanatizzarsi ad un punto tale che tutto ciò che non è “islamico” (e cioè non collima con la loro particolare ideologia religiosa) è da sopprimere con la violenza. Tra questi possono allignare gli elementi oggettivamente pericolosi (in combutta con altri immigrati), ma credo che gli apparati di sicurezza li tengano già tutti d’occhio. Così come dovrebbero tenere d’occhio altri ambienti frequentati da teste calde, o, peggio ancora, che si dimostrano “amici” ed “alleati” e poi tramano per crearti continuamente problemi. Ripeto: o l’intelligence lavora nell’interesse del suo paese o è una burla che sta alle calcagna di qualche “imam fai da te” ma non vede che altrove si tessono trame assai pericolose per l’incolumità di tutti i cittadini.
Poi vi sono anche “convertiti italiani all’Islam” che hanno un atteggiamento alieno da ogni politicizzazione e pertanto vivono questa loro esperienza come un’occasione di rigenerazione spirituale. Senza voler dare patenti di “musulmano buono” o “cattivo”, credo di poter dire che quest’atteggiamento sia quello in grado di dare i migliori frutti, perché senza fare troppo clamore agisce come una provvidenziale influenza rettificatrice di un ambiente – quello occidentale – che ha un nemico più insidioso di ogni altro: il nichilismo, che tutti questi “nostri valori” per i quali dovremmo andare a combattere un fantomatico “califfo” non riescono in alcun modo a mascherare.

Enrico Galoppini, è esperto di Lingua araba e di storia e civiltà arabo-islamica.
Redattore di "Eurasia - rivista di studi geopolitici", collabora o ha collaborato con testate quali "Limes", "Imperi", "La Porta d'Oriente", "Africana", "Rinascita", "Italicum".
Ha pubblicato, tra gli altri suoi studi, un libro sul fenomeno dell'islamofobia.
Appassioanto anche di storia delle idee e di critica del costume, è tra gli animatori del sito web "Il Discrimine" (www.ildiscrimine.com).



giovanna@giovannacanzano.it
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Giovanna Canzano - © - 2015
Enrico Galoppini

sabato 31 ottobre 2015

GIOVANNI LUIGI MANCO

LA NOTTE LATINO-CELTICA 

DELLA DEA POMONA E SAMHAIN


Giovanna Canzano
intervista
Giovanni Luigi Manco
30 ottobre 2015

“Un posto  di rilievo riservavano alle mele per il loro valore simbolico e magico.
 La forma  sferica e la  presenza  al suo  interno  dei  semi  della  vita alludono al cosmo e al potere:  gli imperatori romani reggevano con la mano destra  lo scettro, 
con  la sinistra una mela d'oro.  Per lo stesso  motivo  New York è chiamata
 la “grande mela”.  (Giovanni Luigi Manco)                                                     
CANZANO 1- Come nasce la festa di Halloween?

MANCO - Nella tradizione europea la transumanza del bestiame, dalla libertà dei pascoli al riparo delle stalle, segna la fine e l'inizio del ciclo stagionale, periodo nel quale le leggi dello spazio e del tempo si sospendono e tutto diventa possibile: i morti tornano sulla terra, gli spiriti della natura, fate e gnomi, si fanno beffe di noi nascondendo oggetti e disorientando.
La festa celtica del trentuno ottobre “All Hallows’ Eve“, nome abbreviato poi in “Hallows’Even”, quindi “Hallow-e’en” ed infine “Halloween”, è tipicamente europea, dei celti appunto, stanziati nell’attuale Gran Bretagna, Irlanda, Francia e in diverse regioni dell’Italia settentrionale.  Il 31 ottobre era per loro l’ultimo del calendario e il giorno seguente, il 1 novembre si festeggiava il nuovo anno: l’anno finiva con il passaggio dalla stagione temperata e luminosa a quella delle tenebre e del freddo”. La notte di Samhain”, simbolicamente il signore Tenebre (del nuovo ciclo stagionale), a  mezzanotte, nel momento in cu leggi dello spazio e del tempo si sospendono, prendeva possesso della Terra. In quello stesso magico momento però gli spiriti delle persone morte l’anno precedente potevano tornare sulla terra e vendicarsi dei torti subiti oppure entrare nel corpo di un vivente e sfruttare parassitariamente la sua energia.

CANZANO 3- Cosa significava la festa per la tradizione celtica?

MANCO - Nella tradizione celtica non esistono né diavoli, né demoni, ma spiriti femminili della natura, fate che, nella notte di Samihain facevano “scherzetti“ , facevando perdere a qualcuno l’orientamento (probabile allusioni alle ubriacature). Perguadagnarsi il loro favore si lasciava cibo o latte sui gradini delle case. 
I celti, in diverse regioni del nord Italia, Francia, Gran Bretagna, Irlanda celebravano la notte di Samhain, tra il 31 0ttobre e 1° novembre. I druidi salivano sulla cima di una collina di querce (alberi sacri), accendevano un fuoco e cantavano, danzano intorno ad esso. Quindi spegnevano il fuoco, facevano lanterne con un tizzone all'interno di una cipolla intagliata e raccoglievano gli altri in appositi contenitori per distribuirli alle famiglie che li usavano per accendere il fuoco nei camini. Lo spegnimento rappresenta il passaggio dell'energia vitale dalla superficie della terra al suo grembo in gestazione. La riaccensione prefigura il fecondo parto della natura a primavera. La tradizione delle zucche è posteriore, nasce negli Stati Uniti, nella seconda metà del XIX secolo, da una leggenda irlandese, quindi dopo la conversione al cristianesimo, nel tempo dei diavoli. Halloween è infatti la variante scozzese di All Hallows'Eve (vigilia di Ognissanti).

CANZANO 2- Come si svolgeva la festa, e che ruolo avevano i bambini?

MANCO - I bambini andavano di casa in casa raccogliendo legna per formare un enorme falò al centro della cittadina. Quando il falò bruciava, nei villaggi ogni altro fuoco doveva essere spento, per evitare che gli spiriti maligni venissero a soggiornavi.  Il rito prevedeva anche lo spegnimento del Fuoco Sacro e la riaccensione di uno nuovo il mattino seguente. Per la sacra cerimonia, i Druidi si incontravano sulla cima di una collina in un’oscura foresta di sacre querce dove offrivano sacrifici di sementi, di animali e si danzava, cantava fino al mattino. Era necessario offrire sacrifici per placare per ossequiare la divinità, ma anche mascherarsi “terribilmente” per spaventare gli spiriti vaganti, indossando le pelli degli animali uccisi durante i sacrifici. Vestiti con queste maschere grottesche i Druidi ritornavano al villaggio illuminando il loro cammino con lanterne costituite da cipolle intagliate al cui interno erano poste le braci del Fuoco Sacro. Quindi gli antichi sacerdoti portavano le ceneri ardenti del fuoco presso ogni famiglia che provvedeva a riaccendere il focolare domestico. Lo spegnimento del fuoco, simboleggiava l’inizio del ciclo oscuro, la sua riaccensione il ritorno della luce, il ripetersi del ciclico del tempo, l’eterno ritorno.
Per i morti che tornano a trovare i vivi si preparano e lasciano leccornie sul tavolo da pranzo e i ragazzini ne approfittano per travestirsi da cadaveri o gnomi e bussare alle porte chiedendo “dolcetti” e minacciando, in caso contrario, “scherzetti”.

CANZANO 4- Cosa significa “Scherzetto o dolcetto”?

MANCO - Il “trick or treat” (“Scherzetto o dolcetto”) risale al periodo in cui i primi cristiani, vagando da un villaggio all’altro, elemosinavano un “dolce dell’anima”, vale a dire un tocco di pane. Tanti “dolci dell’anima” tante preghiere per i defunti della generosa famiglia.

CANZANO 5- A Roma invece si celebrava il culto della dea Pomona, c’e ne può parlare?

MANCO - Un rito stagionale celebrato anche dai romani con il culto di Pomona, divinità dei frutti e dei giardini, con offerte varie (soprattutto mele) per propiziare la fertilità futura. Quando durante il primo secolo i Romani invasero la Bretagna, vennero a contatto con le celebrazioni celtiche e, con il passare dei secoli il culto di Samhain e di Pomona si unificarono: i sacrifici furono abbandonati lasciando al loro posto l’offerta di effigi da bruciare, mentre l’usanza di mascherarsi da fantasmi divenne parte integrante del cerimoniale. Una tradizione profondamente radicata che il cristianesimo non riuscì a scalfire per cui Papa Gregorio, nell’835, spostò  la festa di Tutti i Santi dal 13 Maggio al 1° Novembre. Non riuscendo tuttavia a sradicare la festa, aggiunse, nel X° secolo,  il Giorno dei Morti da ricordare il 2 novembre. Il rito celtico del Fuoco Sacro, il Guy Fawkes Day, in Inghilterra non è comunque mai venuto meno. 

CANZANO - Che altro  celebravano i romani?

MANCO - I romani  celebravano il nuovo ciclo  stagionale  anche con fuochi sacri, raccolta ed uso di mele, riti alla dea Pomona,  protettrice dei giardini e della frutta, per propiziare una feconda gestazione dei semi nel grembo della terra. Un posto  di rilievo riservavano alle mele per il loro valore simbolico e magico.  La forma  sferica e la  presenza  al suo  interno  dei  semi  della  vita alludono al cosmo e al potere:  gli imperatori romani reggevano con la mano destra  lo scettro,  con  la sinistra una mela d'oro.  Per lo stesso  motivo  New York è chiamata la “grande mela”.                                                       
In Russia si pone una mela, come simbolo della vita, sulle tombe.

Nelle cerimonie nuziali della Magna Grecia gli sposi mangiavano insieme una mela per propiziare la fertilità.
Per attrarre la persona amata si taglia una mela, si inserisce un biglietto con il suo nome, quindi la si rinchiude ed espone al sole; il prodigio si compie quando la mela comincia ad avvizzire.

CANZANO 6- Come nasce la tradizione di utilizzare le zucche?

MANCO - La tradizione di trasformare zucche in lanterne, le jack-o-lantern, deriva da una leggenda irlandese, fiorita dopo la conversione al cristianesimo, quindi nel tempo degli angeli e dei diavoli.
Un vecchio ubriacone tornava a casa nella notte di All HallowsEve, con il fegato  allo strem, per cui lo sorprende un attacco di cirrosi epatica. Un diavolo cerca di prendergli l’anima. Gli dice l’ubriacone: “Senta, signor Diavolo, non potrebbe aiutarmi a prendere quella mela lassù, all’estremità di quel ramo? Le sarei grato per tutta la vita…”. Il Diavolo salì sulle spalle di Jack per afferrare il pomo ma nel frattempo il furbo ubriacone incide una croce sul tronco dell’albero una croce, così che il Diavolo non riuscì a scendere, rimanendo appeso al ramo. Nel tentativo di impietosire Jack, il Diavolo gli promise di lasciarlo in pace per dieci anni. Ma Jack rilanciò: “Se la faccio scendere, signor Diavolo, lei mi deve promettere che non pretenderà mai più la mia anima”. Il Diavolo accettò, ma il fegato di Jack non tenne conto di questi accordi e un anno dopo spirò. Si trovò alle porte dell’Inferno, ma il Diavolo gli sbarrò la strada. “Una promessa è una promessa”, disse furibondo, “pertanto, caro il mio Jack, vattene da qui: io non ti voglio.” Jack si guardò indietro, e vide solo buio, sulla via che avrebbe dovuto ricondurlo a casa. “Non mi può aiutare a trovare la strada, signor Diavolo?” Questi prese allora un tizzone infuocato e glielo lanciò. Jack intagliò una grossa rapa e ci mise dentro il carbone incandescente, per farsi strada. Nella notte di Halloween, si dice, che, si vede sempre una fiammella che vaga nell’oscurità: la lanterna di Jack O’Lantern.
Quando poi nella metà del XIX secolo, costretti dalla carestia, molti irlandesi lasciarono la loro terra per l’America, non trovando nel nuovo continente, rape sufficientemente grosse da intagliare, rimediarono con le zucche.

CANZANO – Come ha trasformato queste feste il cristianesimo?

MANCO - Le tradizioni europee non sono mai piaciute ai neoebrei della setta di Gesù e hanno sempre cercato di sradicarle facendole coincidere con le loro feste: quella di Ognissanti è stata così spostata dal 13 maggio al 1° novembre, nell'835, e successivamente quella dei morti da febbraio al 2 novembre.
Ma in questo caso non ci sono riusciti, non del tutto almeno.

Il GuyFawkesDay, rito del fuoco, non è mai venuto meno in Inghilterra.
In Calabria, a Serra San Bruno, al tramonto del sole i ragazzi sfilano per le strade del paese con frutti intagliati a forma di teschio “coccalu di muortu”
A Orsara di Puglia si accendono fuochi, con rami secchi di ginestra, vicino alla porta di ogni casa, per farla più facilmente ritrovare ai propri cari che nella magica notte  tornano dall'altro mondo. Intanto, prima di andare a letto, cuociono carne che divino con i passanti per festeggiare il “ritorno”.
In Friuli Venezia Giulia e in Veneto nella notte delle “lumère” gli animali, si dice, acquistano il dono della parola e i morti attraversano le città in processione, per loro si accendono candele sulle finestre o sugli usci di casa.
I celti, in diverse regioni del nord Italia, Francia, Gran Bretagna, Irlanda celebravano la notte di Samhain, tra il 31 0ttobre e 1° novembre. I druidi salivano sulla cima di una collina di querce (alberi sacri), accendevano un fuoco e cantavano, danzano intorno ad esso. Quindi spegnevano il fuoco, facevano lanterne con un tizzone all'interno di una cipolla intagliata e raccoglievano gli altri in appositi contenitori per distribuirli alle famiglie che li usavano per accendere il fuoco nei camini. Lo spegnimento rappresenta il passaggio dell'energia vitale dalla superficie della terra al suo grembo in gestazione. La riaccensione prefigura il fecondo parto della natura a primavera. La tradizione delle zucche è posteriore, nasce negli Stati Uniti, nella seconda metà del XIX secolo, da una leggenda irlandese, quindi dopo la conversione al cristianesimo, nel tempo dei diavoli. Halloween è infatti la variante scozzese di All Hallows'Eve (vigilia di Ognissanti).
Un vecchio ubriacone tornando a casa nella notte di AllHallowsEve, sorpreso da un diavolo vuol prendergli l’anima, dice: “signor Diavolo, potrebbe aiutarmi a prendere quella mela lassù, all’estremità del ramo? Le sarei grato per tutta la vita…”. Il Diavolo sale sulle spalle di Jack per afferrare la mela ma nel frattempo l'ubriacone incide una croce sul tronco dell’albero, costringendo il Diavolo a rimanere appeso al ramo. “Se la faccio scendere, signor Diavolo, mi promette di non pretendere più la mia anima?”. Il Diavolo accetta. Quando Jack muore e si trova alle porte dell’Inferno il Diavolo è furibondo: “Una promessa è una promessa, qui non ti voglio.” Jack guardandosi intorno vede solo buio: “Non mi può aiutare a trovare la strada, signor Diavolo?” Questi prende un tizzone infuocato e glielo lancia. Jack intaglia una grossa rapa e lo inserisce al suo interno.
Se nella notte di Halloween si vede una fiammella, si assicura, è la lanterna di Jack O’Lantern.
Le tradizioni europee non sono mai piaciute ai neoebrei della setta di Gesù e hanno sempre cercato di sradicarle facendole coincidere con le loro feste: quella di Ognissanti è stata così spostata dal 13 maggio al 1° novembre, nell'835, e successivamente quella dei morti da febbraio al 2 novembre.
Ma in questo caso non ci sono riusciti, non del tutto almeno.

Il GuyFawkesDay, rito del fuoco, non è mai venuto meno in Inghilterra.
In Calabria, a Serra San Bruno, al tramonto del sole i ragazzi sfilano per le strade del paese con frutti intagliati a forma di teschio “coccalu di muortu”
A Orsara di Puglia si accendono fuochi, con rami secchi di ginestra, vicino alla porta di ogni casa, per farla più facilmente ritrovare ai propri cari che nella magica notte  tornano dall'altro mondo. Intanto, prima di andare a letto, cuociono carne che divino con i passanti per festeggiare il “ritorno”.
In Friuli Venezia Giulia e in Veneto nella notte delle “lumère” gli animali, si dice, acquistano il dono della parola e i morti attraversano le città in processione, per loro si accendono candele sulle finestre o sugli usci di casa.
Giovanni Luigi Manco, triestino di adozione, insegnante, laureato in giurisprudenza, pratica meditazione, la coltiva da oltre 20 anni con maestri provenienti da diverse tradizioni e paesi e la insegna in seminari e laboratori di studi. Autore di numerose pubblicazioni con Movimento Nonviolento, del Veltro, Solaria, Aurora Boreale, tradotte anche all’estero.
In collaborazione con Re Nudo ha pubblicato “BUDDHA la via dei padri”.
Ercole, ed. Re Nudo, 2014
La reggenza del Carnaro, ed. Aurora Boreale, 2012
Buddha, la via dei padri , Sentiero Luminoso, 2003, pag. 363,
La città fiorita, il divenire del socialismo in Mussolini, ed. all'insegna del Veltro, 1988
Immenso e Rosso, nuovo Socialismo, 1981
Alchimia del dolore, Solaria, 1991
Zefiro, Solaria, 1992
La frazione, Gruppo Due, 1978
Marino, sacerdote di Melissano, ed. Movimento Nonviolento, 1990

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lunedì 26 ottobre 2015

Mad Cockers Band


Mad Cockers Band


Serena Scocca - Salvatore Fabio Guarino - Giovanna Canzano
Mad Cockers Band

 Giovanna Canzano - Serena Scocca
 Serena Scocca
 Salvatore Fabio Guarino 
Serena Scocca - Giovanna Canzano 









 

ANGELA LANO


ANGELA LANO
16 ottobre 2015

Immigrazione: Imponente e lucrosa tratta di «nuovi schiavi». 
E gli altri stanno a guardare?

CANZANO 1- Tutto ha inizio con poche ‘barchette’ che vagavano nel Mediterraneo in cerca di fortuna. Oggi invece, tutto è cambiato, e, i numeri sono altri. Cosa sta succedendo?

LANO – Quello che abbiamo di fronte è un flusso anomalo di immigrati. Cioè è un fenomeno programmato da chi vuole destabilizzare l’Europa e svuotare i Paesi ricchi di risorse o strategici dei suoi abitanti, inducendoli a fuggire. Inoltre, dobbiamo tenere conto anche del business miliardario della tratta degli immigrati, sia in Libia e in altri stati africani, sia in Europa. Sulla pelle dell’immigrato ci lucrano in tanti.

CANZANO 2- Tanti hanno paragonato questo ‘spostamento’ di persone come una replica in chiave moderna di quello che fu ‘l’operazione’  che portò tanti africani in America del Nord (USA) tanto ben descritta nel film di Steven Spielberg ‘Amistad’.

LANO – Si tratta, a mio avviso, di una imponente e lucrosa tratta di “nuovi schiavi”. Dunque concordo con la visione da lei citata.

CANZANO 3-  I flussi migratori umani da Paesi come Bangladesh, India, Sri Lanka, Ghana, Costa d’Avorio, Guinea, Paesi centrafricani e Marocco, non hanno la loro origine ad una condizione legata alla guerra, ma ad una  diseguaglianza nel mondo. L’origine può essere la globalizzazione, in quanto si vuole a tutti i costi togliere ad ogni persona la sua tradizione per rendere tutti uguali anche dei beni che essi devono avere?

LANO – Indubbiamente siamo di fronte anche a un progetto di omologazione massiccia delle culture. Spostare centinaia di migliaia di esseri umani da un continente all’altro, in brevi periodi di tempo, senza pensare che produrrà effetti sociali e culturali è da folli, o da architetti della destabilizzazione. Ma poter contare su masse di nuovi “schiavi” da utilizzare nei campi agricoli o nelle industrie, a prezzi stracciati, fa comodo a molti; inoltre, spazza via tutti i diritti dei lavoratori, conquistati in un secolo di lotte. Geniale.

CANZANO 3- Oggi la politica europea come vediamo su tutti i media, la fa la Germania con Angela Merkel. Riuscirà a controllare il tutto?

LANO – La Germania controlla l’Europa, ma a sua volta è controllata da poteri ancora più forti e sovranazionali: banche, finanza, lobby, ecc.

CANZANO 4- L’Islam, che da tanti anni è presente nel nostro Paese, negli ultimi mesi ha ‘rafforzato’ la sua presenza con l’arrivo di tanti profughi di religione musulmana, può essere un problema sia per l’Italia che per altri Paesi europei?

LANO – No e sì. Dipende dalla “gestione” che ne viene fatta. Se si permette, come sta accadendo, a predicatori wahhabiti di “educare” convertiti e musulmani immigrati alla dottrina salafita, e alle tante e onnipresenti ONG saudite di costruire moschee e luoghi di culto, dettando la linea da seguire, tra non molto ci sarà un problema da risolvere. L’Islam è una grande religione-civiltà, che ha dato all’Europa medioevale enormi contributi a livello scientifico, filosofico, medico ecc. Confonderla con la sua deviazione wahhabita è un grande errore, ma anche lasciare che questi indottrinino masse di persone impreparate è uno sbaglio tragico, per l’Italia/l’Europa e i musulmani stessi.
Angela Lano, orientalista, giornalista, saggista, studiosa del mondo arabo e islamico, ha con conseguito la laurea quadriennale in Lingue e Letterature moderne, indirizzo Arabo (www.angelalano.com).

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Giovanna Canzano - © - 2015

martedì 6 ottobre 2015

UGO MARIA TASSINARI

Giovanna Canzano
intervista
UGO MARIA TASSINARI
 
5 ottobre 2015

“Io sono notoriamente un fanatico del rasoio di Occam e mi accontento              delle spiegazioni più semplici ma anch'io faccio fatica a non pensare a qualche forma di cabina di regia che organizza i flussi prima verso l'Italia poi,            quando la situazione è al limite devia il movimento sulla rotta turco-balcanica.     Mi pongo il dubbio ma sinceramente non so darmi una risposta sulle ragioni del ‘dirottamento’ (Ugo Maria Tassinari)”.

CANZANO 1- Tutto ha inizio con poche ‘barchette’ che vagavano nel Mediterraneo in cerca di fortuna. Oggi invece, tutto è cambiato, e, i numeri sono altri. Cosa sta succedendo?
TASSINARI – Sta succedendo che è saltato il tappo. I grandi processi sociali non hanno mai sviluppi lineari, procedono per salti. In questo caso è evidente che le grandi potenze occidentali destabilizzando un ampio arco di paesi della frontiera meridionale del Mediterraneo hanno innescato una reazione a catena creando una finestra di opportunità che moltitudini di disperati (e non) hanno colto. Io sono notoriamente un fanatico del rasoio di Occam e mi accontento delle spiegazioni più semplici ma anch'io faccio fatica a non pensare a qualche forma di cabina di regia che organizza i flussi prima verso l'Italia poi, quando la situazione è al limite devia il movimento sulla rotta turco-balcanica. Mi pongo il dubbio ma sinceramente non so darmi una risposta sulle ragioni del “dirottamento”
CANZANO 2- Tanti hanno paragonato questo ‘spostamento’ di persone come una replica in chiave moderna di quello che fu ‘l’operazione’ che portò tanti africani in America del Nord (USA) tanto ben descritta nel film di Steven Spielberg ‘Amistad’.
TASSINARI – Non diciamo sciocchezze suggestive. Al di là delle dimensioni di scala, là c'erano le feroci regole della domanda e dell'offerta di forza lavoro schiavistica nel nascente mercato capitalistico, con una forte catena etnica di comando: mercanti ebrei, caporali arabi e schiavi neri … Qui invece c'è l'irruzione di masse in fuga dal sottosviluppo cronico ed è un fenomeno che, data la perdurante crisi produttiva e finanziaria europea, rischia di avere pesanti effetti destabilizzanti.
CANZANO 3- I flussi migratori umani da Paesi come Bangladesh, India, Sri Lanka, Ghana, Costa d’Avorio, Guinea, Paesi centrafricani e Marocco, non hanno la loro origine ad una condizione legata alla guerra, ma ad una diseguaglianza nel mondo. L’origine può essere la globalizzazione, in quanto si vuole a tutti i costi togliere ad ogni persona la sua tradizione per rendere tutti uguali anche dei beni che essi devono avere?
TASSINARI – Io articolerei la risposta lungo due linee di ragionamento. Da una parte noi abbiamo sufficiente memoria di popolo di migranti per sapere che spesso è l'elemento antropologicamente più forte che parte all'avventura nel “Nuovo Mondo”. Certo, per molti nostri contadini di un secolo fa l'emigrazione era un obbligo più che una scelta. Tant'è che molti di questi, “fatti i soldi” (vedi ancora l'ondata europea degli anni '50) sono tornati al paesello per spenderli. Per la catastrofe in atto è invece del tutto evidente che lo straordinario spettacolo globale della mercificazione totale abbacina intere popolazioni. Basta ricordare i pezzenti albanesi, reduci da 50 anni di austerità feroce, che arrivano in Italia e poi si incazzano perché la realtà non era quella che gli raccontava Italia 1.
CANZANO 3- Oggi la politica europea come vediamo su tutti i media, la fa la Germania con Angela Merkel, la quale, vuole accogliere i ‘profughi’, ma solo se siriani, e, dopo lo scandalo della Volkswagen, riuscirà a controllare il tutto?
TASSINARI – La Germania è la potenza forte nell'Europa del Terzo millennio ma temo che la situazione le stia sfuggendo di mano. Sia sul fronte della guerra commerciale (bella botta le hanno tirato gli americani) sia sul sistema di dominio in Europa, con molti stati satelliti che resistono alla sua pretesa di amministrare l'emergenza profughi incassando i dividendi e spalmando le perdite
CANZANO 4- L’Islam, che da tanti anni è presente nel nostro Paese, negli ultimi mesi ha ‘rafforzato’ la sua presenza con l’arrivo di tanti profughi di religione mussulmana, può essere un problema sia per l’Italia che per altri Paesi europei?
TASSINARI – Il fatto stesso di parlare di Islam come unità è fuorviante. Non esiste una comunità musulmana ma una realtà molto articolata, attraversata da feroci conflitti. Sia dentro la maggioranza sunnita, dove l'offensiva jihadista spesso colpisce per primo i ceti dominanti tiepidi e occidentalizzati, sia tra sunniti e sciiti che non riescono a convivere senza confliggere. Un ragionamento serio richiederebbe dati analitici seri sulla composizione nazionale, sul network integralista, e così via. Comunque l'arrivo di tanti profughi è già un problema a prescindere dall'identità religiosa ...

Ugo Maria Tassinari, 60 anni, nonno. Giornalista, blogger, saggista, esperto di comunicazione digitale. Le sue posizioni politiche sono evolute dall'estremismo operaista degli anni Settanta a una visione assai radicale di tipo libertario e garantista. Impegnato per venticinque anni in un'appassionata ricerca sulla destra radicale italiana, di cui è considerato tra i maggiori esperti italiani, si occupa attualmente del tema della violenza di matrice religiosa.

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