CANZANO 1- Essere alla conduzione di un programma che ha tra i suoi conduttori il giornalista Gianni Bisiach, e che ha rappresentato il primo tentativo (riuscito) di effettuare un contatto diretto con gli ascoltatori…
PO - Con il grandissimo rispetto e la grandissima ammirazione che devo a Gianni Bisiach, un grande del giornalismo radiotelevisivo italiano, va detto, a onor del vero, che una decina di anni prima della nascita di Radio Anch'Io il telefono venne aperto, per la prima volta, da "Chiamate Roma 3131" programma anch'esso storico e vissuto per moltissimi anni. Io mi sento come il tedoforo che porta la fiamma olimpica per un certo percorso cercando di tenerla ben viva. Raccolsi la fiaccola un anno e mezzo fa, all'inizio del 2010, da Giorgio Zanchini e sono pronto a cederla al mio successore quando sarà il momento.
CANZANO 2- …e, condurre il programma dal martedì al venerdì con ospiti e ascoltatori e dare la parola a tutti e, non uscire fuori tema…
PO - E' il mio lavoro.
CANZANO 3- L’imparzialità della notizia a volte non viene rispettata, in modo particolare dai conduttori televisivi, per i programmi giornalistici radiofonici invece?
PO - L'imparzialità assoluta non può esistere. Un fatto accade e qualcuno lo racconta attraverso la propria sensibilità. Personalmente, da cronista che raccoglie le notizie e le rielabora, cerco sempre di avere un quadro completo, dando voce a tutti i protagonisti e non nascondendo nulla di ciò che vengo a sapere. E' vero, c'è una forma di giornalismo militante che riferisce solo le informazioni che portano acqua a una tesi precostituita. Non mi appartiene.
CANZANO 4- Alcuni giornalisti cercano di ‘dirottare’ le trasmissioni giornalistiche secondo le loro idee politiche cercando in questo modo di ‘imporre’ idee e pensieri al pubblico che li segue, senza dare spazio alla vera discussione e scambio di idee. E’ giusto utilizzare le trasmissioni giornalistiche come una scuola di politica?
PO – No. Almeno per me. E' la negazione del nostro mestiere. E lo dico su una testata carattrizzata politicamente.
CANZANO 5- In televisione, alcuni programmi come Ballarò e Anno Zero, danno la parola ai colleghi ‘comici’ come Crozza o ‘cantanti’ come Celentano, conduzioni di programmi con due conduttori, diciamo, non ‘alla pari’, crede che questa‘modo’ di condurre un programma giornalistico può invadere anche la radio?
PO – Apprezzo ogni forma di arte, dal teatro comico alla canzone e ogni forma di contaminazione. Preferisco sempre, però, che ognuno continui a fare la sua parte: io non canterò e non farò il comico. Loro, per favore, non si inventino giornalisti.
Ruggero Po nato a Carpi si è trasferitosi a Roma negli anni 90, è giornalista radiofonico dal 1969, anno nel quale inizia una collaborazione che terminerà solo nel 1991con Radio Capodistria. Corrispondente dall'Italia segue i più importanti eventi musicali, e conduce, negli anni, numerose trasmissioni di successo.
Nel 1973 rappresenta Radio Capodistria al Festival Internazionale dei Programmi Radiofonici di Ohrid.
Nella seconda metà degli anni settanta è inoltre tra i "giovani volenterosi" che danno vita a Radio Bruno, l'emittente modenese che ancora oggi è ai massimi d'ascolto in Emilia-Romagna ed alcune altre regioni del centro nord. A Radio Bruno coordina, per una decina di anni, i programmi di informazione. Alla fine degli anni 80 comincia la collaborazione con Radio Rai. È a "Radiodue 3131” di Corrado Guerzoni nella stagione 1987-88 dove cura collegamenti in diretta sulle "realtà di frontiera". Sua una delle prime inchieste sul grave disagio allo ZEN di Palermo. Sempre per Radio 2 cura, tra l'89 e il '91 "Via Emilia - Gente, nebbie, musiche e ricordi"; "Piccole voci - Il fascino sottile dell'etere"; "Uno la luna, due il bue" programma sui giochi popolari infantili realizzato con Paolo Iorio.
Dal 1991 è in forza alla redazione del Giornale Radio Rai. Entrato al GR2 di Marco Conti, nel 1995 passa alla fascia notturna del GR1 dove fino al 1999 dà vita, con Paolo Francisci, al contenitore " La notte dei misteri".Dal 1999 al 2006 è tra le voci di “ Baobab” uno dei più longevi e fortunati programmi del pomeriggio di Radio 1.
Fino a tutto il 2009 è stato inoltre conduttore delle edizioni del GR1 del primo mattino. È oggi vice capo redattore e conduttore di “ Radio anch’io”.
Gli è stato assegnato, l’ "Amalfi Coast Media Award" 2011, per la radiofonia, il Premio Internazionale dell'Informazione che si svolge sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il patrocinio della Presidenza del Consiglio.
La biblioteca di Alessandria è uno dei grandi luoghi del nostro immaginario collettivo. E' una sorta di archetipo:
dall'età di Tolomeo, passando per Borges fino a internet, noi siamo affascinati dall'idea che possa esistere una sorta di grande contenitore di tutto il sapere possibile, uno spazio dove l'albero del bene e del male abbia messo radici e possa essere a nostra disposizione senza timore di angeli vendicatori.
Ci affascina tutti, forse perché nel profondo la sentiamo come una sorta di barriera contro la morte.
(Giulio Leoni)
CANZANO - Un Dante Alighieri che indaga, ('I delitti del Mosaico' Mondadori), e, nella severità di investigatore, si perde nella sensualità della bellezza di Antilia, un'altro Dante Alighieri, ma solo attraverso la sua opera, La Divina Commedia, è protagonista del romanzo se posso dire, esoterico di Matilde Asensi, 'L'ultimo Cantone', Sonzogno, come si puoi coniugare Dante e la sua Divina Commedia in due romanzi completamente diversi tra di loro?
LEONI - Di certo perché la personalità del Poeta è talmente ricca di sfumature da consentire, come per la sua opera, una lettura a livelli diversi, e anche contrastanti tra di loro. E poi per un motivo, diciamo così, più tecnico: all'estero per forza di cose Dante viene identificato con la Divina Commedia, che però è opera della maturità, successiva al lungo periodo del suo impegno politico in Firenze e a tutto il travaglio morale che poi verrà riassunto nell'allegoria della "selva oscura". A me interessava invece il Dante più giovane e "perduto", quello delle rime petrose e della tenzone con Forese Donati, del Fiore e del Detto d'amore. Un uomo insomma nella cui mente risuonassero più le grida e il furore di Campaldino, che non le mistiche armonie dei cori angelici.
CANZANO - Nel suo libro 'I delitti del mosaico' a p. 311 della edizione Oscar Mondadori, parla della comunità ebraica di Alessandria e della famosa biblioteca che, oltre alle mappe, celava tra i suoi scafali anche altri libri segreti, perchè non dedicare a questa biblioteca un'intero libro? Dal momento che lei può sulla base di argomenti veri costruirci un romanzo dove i particolari li può decidere lei?
LEONI - La biblioteca di Alessandria è uno dei grandi luoghi del nostro immaginario collettivo. E' una sorta di archetipo: dall'età di Tolomeo, passando per Borges fino a internet, noi siamo affascinati dall'idea che possa esistere una sorta di grande contenitore di tutto il sapere possibile, uno spazio dove l'albero del bene e del male abbia messo radici e possa essere a nostra disposizione senza timore di angeli vendicatori. Ci affascina tutti, forse perché nel profondo la sentiamo come una sorta di barriera contro la morte. Quanto a un possibile romanzo, non è da escludersi: anche se l'argomento è già stato trattato autorevolmente, sia in trasposizione simbolica come nel Nome della Rosa, o direttamente come in Tesoro di Cussler. Del resto, c'è sempre un modo nuovo di fare le cose antiche, no?
CANZANO - 'Una terra sconfinata a forma di clessidra...' che era il grande segreto custodito nelle mappe in possesso dagli ebrei, come mai gli ebrei già sapevano dell'estitenzadelle Americhe?
LEONI - Sulla possibilità che i popoli antichi possedessero una conoscenza del mondo più ampia di quanto comunemente ritenuto si è molto discusso, e si continua a discutere. A partire dall'opera ormai canonica di Hapgood, Maps of the Ancient Sea Kings, si è sviluppata negli anni una vastissima letteratura sull'argomento, di cui anche la storiografia più ortodossa comincia a tener conto. Il punto è che l'Atlantico è tutto sommato abbastanza facile da attraversare, anche con imbarcazioni relativamente semplici come quelle fenice. Farlo è più una questione di volontà che di tecnica, ed è davvero ingeneroso nei confronti degli antichi navigatori pensare che mai nessuno abbia tentato di spingersi oltre le colonne d'Ercole prima di Colombo. Che qualcuno l'abbia fatto sembra invece provato dalle numerose mappe che circolano in Europa a partire dai primi del 500, famose tra tutte quelle di Piri Reis e di Orontius Finaeus. In cui appaiono dei tratti sconcertanti:non tanto la rappresentazione delle estreme coste americane e dell'Antartide, ancora ufficialmente sconosciute, quanto la notevole esattezza della mappatura di quelle zone, accostata invece alle imprecisioni ancora presenti nella rappresentazione del bacino mediterraneo e dell'Asia, molto meglio conosciuti.
Esiste solo una spiegazione logica: chi realizzò le carte rappresentava l'Europa e l'Oriente sulla base delle sue conoscenze dirette, utilizzando i portolani e le testimonianze di cui disponeva, e avvalendosi di un sistema di proiezione spesso grossolano e impreciso. Mentre nella rappresentazione delle terre sconosciute si limitò a riportare passivamente quello che aveva trovato in carte più antiche, senza apportare alcuna variazione personale. Di qui l'apparente paradosso. Il fatto poi che nella mappa di Orontius l'Antartide sia molto più grande della realtà non è a mio avviso una prova della della falsità della teoria. Sin dai pitagorici si credeva che per problemi di equilibrio del globo, le terre meridionali dovessero essere pari a quelle settentrionali: è possibile quindi che il cartografo abbia volutamente ingrandito l'area del continente di cui non sapeva nulla, in modo da soddisfare le presunte esigenze di carattere fisico.
Ora mi sembra abbastanza plausibile immaginare che queste antiche mappe, se sono esistite, siano transitate per la biblioteca d'Alessandria: e posto che alcune di esse siano sopravvissute alla sua distruzione, facilmente passarono nelle mani della comunità ebraica egiziana, fortemente ellenizzata e culturalmente in grado di apprezzarne il valore. Come poi siano giunte nelle mani dei cartografi europei è fonte di speculazione: senza voler tirare in ballo gli onnipresenti Templari, immagino che abbiano raggiunto gli ebrei spagnoli e lì, alla corte di re Alfonso di Castiglia, sia cominciato quel lungo processo di analisi e di studio che, per vie traverse e tuttora sconosciute, arrivò forse allo stesso Colombo. Questo per quel che riguarda l'aspetto psudoscientifico della cosa: a me come narratore ovviamente bastava molto meno, anche la sola leggenda delle Isole Felici, per raccontare la mia storia.
CANZANO - ROMA GIALLO FACTORY (RGF) è un gruppo di autori romani di Giallo e Noir (G&N) di recente costituzione e nasce ad opera degli scrittori Luigi De Pascalis, Giulio Leoni, Massimo Mongai, Massimo Pietroselli, Biagio Proietti, Maurizio Testa, Nicola Verde.
RGF si propone di incontrare, conoscere, aggregare autori d’area romana che abbiano pubblicato almeno un romanzo giallo o noir con scrittori di cinema, TV, fumetti, ma anche con operatori d’altre forme d’arte, purché interessati al Giallo ed al Noir.
Gliscopi di RGF sono:
1.- Promuovere in tutti i modi l’incontro fra professionisti della scrittura G&N
2.- Creare occasioni di verifica, confronto, scambio di opinioni e pareri tra autori del genere
3.- Dare vita ad occasioni d’incontro con lettori, media, giornalisti, editori, produttori cinematogra-fici e televisivi, autorità ed enti interessati alla produzione culturale.
4.- Sostenere e promuovere in ogni sede la letteratura italiana di G&N.
PARLAMI DI TE - Sono nato a Roma nel mese di agosto, intorno alla mezzanotte, il sole nel Leone. In quel momento sorgeva all’orizzonte la costellazione dei Gemelli, signori della curiositàdiscontinua.
Dopo una laurea in Lettere sui linguaggi della poesia visiva mi sono occupato per qualche anno di Organizzazione aziendale, prima di giungere alla conclusione che al mio temperamento si addiceva meglio una totale disorganizzazione di cose e persone, in modo da poterne fare oggetto di narrazione.
In anni giovanili mi sono appassionato alla rara materia esoterica, appresa in primis alla cattedra di Filosofia del Rinascimento. Da questi studi ho tratto alcune cognizioni in materia astrologica e chiromantica, e insieme passione per l'affascinante arte dell’Illusionismo, cugina profana dei più seri riti iniziatici.
Divido equamente il tempo tra molti altri interessi. Per esempio la letteratura del Duecento e le avanguardie artistiche del secolo appena trascorso. Ho scritto alcune cose in proposito, ma quello di cui sono più orgoglioso è stata la creazione e la direzione di Symbola, rivista di poesia e letteratura sperimentale.
E' soprattutto il mondo dell’insolito e del non finito ad appassionarmi. Gli aspetti controversi della storia, le sue leggende, i suoi spettri. Quello spazio suggestivo tra la verità dei fatti e l'incertezza del possibile.
Qui trovo i personaggi di cui mi innamoro in ogni racconto, e che cerco di far vivere nelle parole: sperando di divertire e interessare il lettore allo stesso modo in cui mi diverto io a immaginarli.
Nel 2000 ho vinto il premio Tedeschi, con DANTE ALIGHIERI E I DELITTI DELLA MEDUSA, in cui per la prima volta venivano rivelate le straordinarie doti investigative del Sommo Poeta, coinvolto in un complotto dalle proporzioni inimmaginabili.
Successivamente, ne LA DONNA SULLA LUNA, ho svelato i torbidi retroscena delle riprese dell’omonimo film di Fritz Lang, funestate dal delitto e dalla follia esoterica del Nazismo.
Nel 2003 ho narrato in E TRENTUNO CON LA MORTE, sulle sfondo dell’impresa fiumana di d’Annunzio, le circostanze inattese della morte dell’enigmatico dottor Zoser, l’uomo capace di fotografare il futuro, arso dall’elettricità in una stanza sigillata.
Ulteriori ricerche effettuate su materiali del Trecento mi hanno consentito nel 2004 di scrivere I DELITTI DEL MOSAICO, un’altra avventura di Dante in cui il poeta scoprirà, in un’insospettata città del male nascosta sotto Firenze, le tracce di un segreto sconvolgente.
E' stata poi la volta di una nuova avventura nazi-cinematografica, ambientata sul set della grande Leni Riefenstahl: IL TRIONFO DELLA VOLONTA'.
Nel 2005 è uscito I DELITTI DELLA LUCE, romanzo che chiude la trilogia delle avventure fiorentine del Poeta, seguito da una storia scritta per i lettori più giovani, IL DESERTO DEGLI SPETTRI.
Di tanto scrivo anche racconti, in molti dei quali ho ripreso alcuni dei personaggi dei romanzi. Inoltre collaboro sin dalla sua nascita con IL FALCONE MALTESE, rivista di noir e narrativa gialla. Alcuni articoli li potete trovare sul sito.
Tutte le mie opere più recenti sono edite da Mondatori.
“La religione olocaustica, dove tutto il popolo giudaico moderno viene sacralizzato attraverso l'olocausto massimo della shoà, è la sintesi di un ben congegnato meccanismo di ricatto e mantenimento in perenne soggezione, delle masse occidentali in particolare. Mentre da un lato si rendono sacre solo le sofferenze dei giudei e non di altri popoli, dall'altro si pretende la perenne espiazione di colpe mai commesse da parte di popoli assogettati a sensi di colpa che non dovrebbero avere. Con questo ricatto e con questi falsi sensi di colpa, indotti da un esercito di nani e ballerine al servizio di Sion, stampa, editoria, cinema, finanzieri e politicanti, ed ahimè...purtroppo anche religiosi di Santa Romana Chiesa poco prudenti (ad essere gentili),se non proprio compiacenti (ad essere sinceri),Israele si è potuta permettere per oltre sessant'anni di agire impunita compiendo i peggiori crimini contro l'umanità, uccidendo, rubando, espropriando, imprigionando, rendendo la vita impossibile alla popolazione indigena arabo-palestinese, come a tutti i popoli confinanti. Io, che mi reco per motivi umanitari spesso in Palestina, ho potuto vedere e provare anche sulla mia pelle l'arroganza e la disumanità che guida le menti dei capi e dei gregari sionisti”. (Filippo Fortunato Pilato)
CANZANO 1- I termini come ebraismo, giudaismo e sionismo, nonchè semitismo, perchè non devono essere confusi, specialmente oggi?
PILATO – Perchè è nella confusione dei termini che si creano falsi ideologici, spingendo l'opinione pubblica ignara (più per cattiva volontà e distrazione, che per una reale incapacità d'intendere) a credere quel che gli si vuole far credere.
Sinteticamente, se per ebraismo ci possiamo riferire al ceppo razziale veterotestamentario (quello, per sommi capi, delle 12 tribù), parlando di giudaismo si intende identificare piuttosto quella confessione religiosa che venne abbracciata succesivamente anche da popoli non di ceppo ebraico (è il caso delle popolazioni africane, falascia e sefarditiche in generale, come di quelle del nord caucasico meglio conosciute come kazare, convertitesi in massa nel primo millennio d.C.) non necessariamente definibili, o comprovabili razzialmente nel loro dna, come ebraiche. Il sionismo invece è un''ideologia politica, originariamente laica, scaturita dalla mente di alcuni membri della comunità giudaica verso fine '800. Esso, il sionismo, facendo leva sulla cultura settaria rabbinica, ben radicata e inculcata sin dalla tenera età nella mente dei membri della comunità, anche se non credenti e praticanti, è invece la giustificazione ideologica del colonialismo israeliano moderno, operante ben prima ancora che la religione olocaustica fosse imposta, come senso di colpa indotto, a tutti i popoli del pianeta. Infine il semitismo, che volontariamente i sionisti o filo-sionisti inducono ad essere co nfuso e parificato con i termini precedentemente citati, per poter poi criminalizzare come "razzista antisemita" chiunque osi criticare i crimini di guerra e contro l'umanità della colonia sionista in Terra Santa, è l'identificazione nel ceppo razziale originario semita comune a diversi popoli afro-orientali, tra cui gli Arabi, ma anche gli Accadi di Mesopotamia, gli Amorrei, gli Aramei, i Cananei, gli Ammoniti, i Moabiti, gli Idumei, ed infine gli ebrei.
CANZANO 2-E’ vero che c'è un forte legame che unisce e rende dipendenti da un rapporto di causa-effetto il giudaismo e il sionismo?
PILATO – Certamente. Hanno poco da raccontarci la storiella che il sionismo è un movimento laico, che i kibbutz erano e sono (anche se in calo vertiginoso in quanto ad attrattiva tra i giovani, e pure tra gli emigranti di madre giudea che preferiscono insediarsi nelle colonie, dove non fanno praticamente nulla a parte infastidire i contadini arabi e dove sono sicuri di poter contare su forti sovvenzioni statali e private)laici di matrice praticamente socialista, che l'aspetto religioso è indipendente da quello politico, e frottole del genere: tutto fumo negli occhi. La realtà è che senza l'indottrinamento rabbinico, che è alla base dell'etica deviata giudaica, anche di quella laica, gnostica o ateizzante, e senza la fissazione di essere "il popolo eletto", carnalmente, non esisterebbe una così radicata convinzione, da parte dei coloni come da parte delle autorità di Tel Aviv (che furono coloni anch'essi, e pure i primi fondatori di gruppi terroristici)che tutto ciò che fanno, anche le carognate peggiori ai danni della popolazione autoctona che lì vive e lavora da secoli ininterrottamente, è lecito e giustificato da una causa superiore, addirittura da Dio. La causa fondante del sionismo politico risiede nel giudaismo-rabbinico talmudico. Ho servizi fotografici interi di rabbini che benedicono carri armati, bombe e cannoni che saranno utilizzati per massacrare civili palestinesi e libanesi, come abbiamo testimonianza di come i rabbini capi d'Israele dessero, anche durante la recente carneficina di Gaza, a cavallo tra il 2008 ed il 2009, dispense e benedizioni per poter bombardare i villaggi palestinesi durante il sabato giudaico, lo shabbat shalom.
CANZANO 3-Non esisterebbe il sionismo, come ideologia laica di Stato, senza le radici e le aspirazioni apocalittiche rabbinico-giudaiche (intese come espressione di un messianismo spurio) su cui fonda la sua ragion d'essere?
PILATO – A questa domanda, involontariamente ho già dato parziale risposta precedentemente, ma posso aggiungere che il progetto originale sionista prevede solo come inizio tattico l'occupazione graduale di vaste porzioni di territorio arabo-palestinese, ma ciò a cui punta è in realtà l'estensione del controllo geografico a tutta quell'area compresa tra il Nilo e l'Eufrate, il così detto Eretz Israel, il Grande Israele biblico (che tale in realtà non fu mai, neppure nel tempo di massimo splendore e potere da parte delle tribù). Questo progetto venne compreso solo in ritardo dagli Stati arabi confinanti con la Palestina, che di fronte all'aggressivit& agrave; espansionista giudaico-sionista cercarono, maldestramente ed in ritardo, di porre rimedio e freno. Ma i capi sionisti, ben armati e organizzati in previsione di una reazione araba inevitabile al loro espansionismo, giocarono sempre d'anticipo. Senza una visione messianico-apocalittica (spuria, deviata) non si sarebbero potuti incitare gli animi di generazioni di emigranti giudei che con la terra di Palestina non avevano alcun tipo di relazione. Tutti gli emigranti giudei che provenivano, e provengono tutt'ora, dalla Russia, da paesi slavi, dal nord-Europa, dagli USA, dall'Africa, ecc., non hanno nulla nel loro dna o nel passato delle proprie famiglie, nei secoli, che li possa ricollegare in qualche modo alla Terra Santa di Palestina. Il collante è la follia millenarista giudaico-rabbinica della "terra promessa" e del "popolo eletto". Ed è tanto più evidente che si tratti di una fissazione paranoide, di un'illusione di massa, che persino gruppi cristiani, i cristianisti sionisti, americani e non, sostengono (specie quelli americani)il colonialismo sionista israeliano.
CANZANO 4- La religione olocaustica risulta essere l'alibi teologico-razziale di questa falsa spiritualità materialistica, incarnata dal sionismo dello Stato d'Israele, che fa da collante appunto tra giudaismo "religioso" e sionismo "laico"?
PILATO – La religione olocaustica, dove tutto il popolo giudaico moderno viene sacralizzato attraverso l'olocausto massimo della shoà, è la sintesi di un ben congegnato meccanismo di ricatto e mantenimento in perenne soggezione, delle masse occidentali in particolare. Mentre da un lato si rendono sacre solo le sofferenze dei giudei e non di altri popoli, dall'altro si pretende la perenne espiazione di colpe mai commesse da parte di popoli assogettati a sensi di colpa che non dovrebbero avere. Con questo ricatto e con questi falsi sensi di colpa, indotti da un esercito di nani e ballerine al servizio di Sion, stampa, editoria, cinema, finanzieri e politicanti, ed ahimè...purtroppo anche religiosi di Santa Romana Chiesa poco prudenti (ad essere gentili), se non proprio compiacenti (ad essere sinceri), Israele si è potuta permettere per oltre sessant'anni di agire impunita compiendo i peggiori crimini contro l'umanità, uccidendo, rubando, espropriando, imprigionando, rendendo la vita impossibile alla popolazione indigena arabo-palestinese, come a tutti i popoli confinanti. Io, che mi reco per motivi umanitari spesso in Palestina, ho potuto vedere e provare anche sulla mia pelle l'arroganza e la disumanità che guida le menti dei capi e dei gregari sionisti. Che nesso c'è poi tra le sofferenze dei giudei europei e la punizione collettiva della popolazione palestinese? La verità è che secondo la mentalità giudaico-rabbinica, solo loro possono essere considerati uomini veri, mentre il resto dei popoli del mondo sono solo animali-parlanti di cui servirsi senza scrupolo. Il Talmud in tal s enso è pieno di citazioni che confermano quanto appena detto.
CANZANO 5- Essendosi perse le tracce certe del popolo ebraico, rappresentato dall'elite kazaro-askenazi attualmente dominante, è vero che l’ebraismo è diventato reperto archologico?
PILATO – Sicuramente parlare di "popolo ebraico" oggi è anacronistico. Dopo le migrazioni delle comunità ebraiche dalla Palestina, o esodi come qualcuno li definisce (ma ci sono anche diversi storici e studiosi giudei che smentiscono ci sia mai stato un vero esodo) verso est, verso nord, verso ovest e verso sud, nel corso di ben duemila anni, incontrandosi con mille popoli con i quali ci si è confusi e accoppiati, che in alcuni casi si sono convertiti in massa al giudaismo senza aver mai hanno messo piede in Palestina, come nel caso delle popolazioni nomadi dell'Impero Kazaro del Caucaso meridionale, si è perso quasi del tutto il carattere predominante del ceppo ebraico originario, per dare luogo ad una diversa tipologia antropologica, che è quella che lei ha giustamente individuato nell'elite skenazi (di chiara discendenza kazara mischiatasi con altre razze nord europee). Basta osservare i lineamenti dei coloni israeliti, o dei soldati delle milizie sioniste in perlustrazione dei villaggi o ai check-point, per riscontrare i caratteri somatici europei o afro-sefarditi. Giudei che parlano russo o inglese, con le facce da stranieri, che comandano, armi alla mano, in un luogo che non è casa loro, nè mai lo sarà, che non comprendono l'idioma della gente locale, alla quale si vorrebbe imporre di parlare...in inglese...e che spesso neppure parlano yiddish (è capitato a me, ad un check-point, in piena Palestina occupata, all'ingresso di Nablus, che un capitano israeliano, dall'accento californiano, dicesse all'amico arabo c he mi accompagnava, il quale gli si rivolgeva in perfetto yiddish, di parlargli in inglese). Il "popolo ebreo" veterotestamentario non esiste più da un pezzo, è archeologia. Al suo posto c'è un miscuglio di razze che si rifanno al giudaismo, per lo più di cultura rabbinico-talmudica, quando non si tratta proprio di falsi giudei (è il caso di molti cristiani ortodossi russi che si procurano documenti falsi, attestanti di avere una nonna o una mamma giudea, con il solo scopo di ottenere la cittadinanza israeliana e potersi insediare in qualche residence di qualche colonia nei territori occupati e beccarsi le sovvenzioni governative o un lavoro come security: gente che arriva da situazioni già disperate e che non ha nulla da perdere e tutto da guadagnare a fingersi "ebrea"). Che il "popolo ebreo" sia un falso ideologico non sono io a dirlo, ma, tra gli altri, un noto e rispettato storico israeliano, Shlo mo Sand, docente all'università di Tel Aviv, autore di "Comment le peuple juif fut inventé", del quale potete leggere:
CANZANO 6- Il semitismo, può conincidere con il sionismo?
PILATO – No. Semitismo e sionismo sono vocaboli che esprimono diverse realtà, una razziale e biologica, l'altra politica e ideologica. Talvolta esse possono coincidere in alcune persone, ma non se ne può fare una regola. Si può essere semiti senza essere sionisti, o essere sionisti senza essere semiti. Una mia amica americana, di sicure origini semite e giudaiche, è fortemente antisionista, mentre capita di trovare perfetti trogloditi, sicuramente non semiti, che però sono ottusamente sionisti. Ma di una cosa possiamo essere certi: in Terra Santa di Palestina, quella che vorrebbero cancellare e sostituire sulle carte geografiche con la scritta "Israele ", chi è sicuramente semita è la popolazione autoctona arabo-palestinese: inconfondibilmente. Sfido qualsiasi antropologo a dimostrare il contrario: è impossibile. Il ceppo semita ismaelita è rimasto invariato e si è conservato e radicato nei millenni in quelle aree geografiche mediorientali: i lineamenti somatici arabi sono evidentemente semiti. Non si può dire lo stesso per gli "israeliani".
CANZANO 7- Cosa significa oggi essere antisemiti?
PILATO – Essere antisemiti oggi è essere sionisti. Giudei o giudaizzanti fa poca differenza all'atto concreto, perchè la discriminazione persecutoria islamofobica (aizzata ad arte dal potere mediatico USA-Israele) nei confronti della maggioranza semita araba è gravemente violenta, consapevole di restare impunita. I recenti massacri di Gaza e del Libano ne sono la prova provata: se a subire tali martellanti bombardamenti fosse stato Israele si sarebbe mobilitato il mondo intero per arrestare gli omicidi di massa. Ma siccome era Israele a bombardare, il massimo della mobilitazione da parte delle autorità internazionali è stata qualche frase di sdegno e condanna tiepida, per non irritare troppo il rabbinato, israeliano e internazionale: addirittura in pieno svolgimento delle recenti attività di bombardamento al fosforo bianco a Gaza (circa 1500 morti, di cui oltre 500 bambini) un nutrito gruppo di parlamentari italiani (di destra e sinistra quando c'è da dimostrare il proprio servilismo gli italiani fanno a gara a chi sia più miserabilmente vile) festeggiava e manifestava in favore degli assassini circoncisi in kippa. Israele uccideva una popolazione pressochè inerme con armi di distruzione di massa e questi codardi parassiti di Stato gioivano: che esempio di moralità e coraggio. Un vera vergogna nazionale, cosa per la quale ogni uomo non può che sentire profondo sdegno. Il sionismo oggi è la rappresentazione non solo della quintessenza dell'antisemitismo e della discriminazione razziale in generale, ma il pericolo maggiore, insieme all'anglo-americansimo, di dittatura globale.
CANZANO 8-In conclusione?
PILATO – In conclusione, se è incerto che il DNA, che è all'origine biologica e razziale degli emigranti americani o germano/russofoni, di confessione giudaica (o semplicemente appartenenti a famiglie di tradizioni giudaiche, anche se non praticanti), che abitano da qualche decennio nei territori palestinesi ribattezzati "Israele", sia ebraico semita, allora criticare o esprimere qualsiasi tipo di dissenso dalla teocrazia politico-religiosa israeliana non può essere definibile come "antisemita".
La discriminazione che si fa nei loro confronti allora non è biologica, ma ideologica o teologica.
È lecito dichiararsi ed esprimere idee che possano contrastare sia la politica d'Israele che la religione rabbinico-talmudica(mascherata come l'ideologia "sionista") che è alla base del suo operare strategico-militare geopolitico.
Esprimere dissenso teologico o ideologico, analizzare e discernere su cause ed effetti di politiche catastrofiche e mortifere, opporvisi intellettualmente e con tutte le proprie forze, anche fisiche, è un dirittto-dovere di ogni uomo libero e che tale vuole restare(garantito da dichiarazioni internazionali delle Nazioni Unite).
Diversamente, l'uccisione con armi di distruzione di massa (Gaza e Libano), l'uccisione per assedio e blocco economico, negando cure e prodotti, tecnologie e mezzi per sopravvivere(medicine, attrezzature mediche, depuratori d'acqua, ecc.),l'uccisione di civili a posti di blocco e di bambini nei loro letti e all'uscita dalle loro scuole, l'uccisione della vita della popolazione di Terra Santa nelle sue forme più elementari di speranza per un futuro migliore, l'occupazione di territori di pertinenza e proprietà arabi, l'imprigionamento di un'intera etnia, quella araba-palestinese, indubbiamente semita al 100% per non essersi mai mossa da quei luoghi nè mischiata con altre razze, in grandi prigioni a cielo aperto (Gaza e West Bank), ed il suo lento genocidio e pulizia etnica che gli israeliani stanno coscientemente compiendo da troppo tempo, è sicuramente qualificabile come "antisemitismo".
Quando dico "gli israeliani" e non semplicemente "Israele", intendo dire che la popolazione d'Israele, nel suo complesso, dati i mezzi di comunicazione e di informazione moderni, non può non sapere, non può non capire quello che sta accadendo e che stanno facendo nel loro nome. I coloni anglosassoni, nella formazione degli USA, massacrando la popolazione autoctona e confinandola in riserve, fecero la stessa cosa. Ma oggi siamo nel terzo millennio e in un attimo si sa quello che succede nella parte opposta del pianeta. Gli immigrati giudei, così detti "israeliani", sono inescusabili. Essi sono i veri antisemiti della nostra era.
BIOGRAFIA
Filippo Fortunato Pilato, si occupa a tempo pieno e da diversi anni di rapporti con la Palestina e le sue "pietre vive", organizza viaggi/pellegrinaggi di testimonianza, raccoglie fondi per gli ospedali della Palestina occupata, intercetta le richieste per i casi più disperati di famiglie e bambini palestinesi a rischio di sopravvivenza ed insieme al gruppo della coalizione "Alleanza per la Terra Santa Libera", da lui fondata, porta personalmente solidarietà e supporto alla Palestina che soffre. Tra le forme di resistenza civile, oltre all'aiuto alle giovani vite a rischio, c'è anche il sostegno al lavoro artigiano palestinese, da Betlemme a Nablus.
La controinformazione, punto cardine dell'azione antigiudaico-sionista, viene sviluppata attraverso il sito www.TerraSantaLibera.org e una rete di siti amici e solidali, anche se su posizioni personali, confessionali, politiche diverse.
Organizza e partecipa spesso come relatore a conferenze in Italia, in Palestina ed Europa
Filippo F.P. reputa di fondamentale importanza comprendere quale sia il maggior pericolo cui l'umanità sta andando incontro e creare una rete di opposizione, di formazione e controinformazione che sappia andare oltre i limiti personali di ognuno, per fronteggiare organicamente quello che egli considera il nemico numero uno: il giudaismo sionista, rabbinico-talmudico, massonico per eccellenza
…“è possibile che l'episodio dell'assassinio di Ipazia capitasse a proposito nell'ottica di una svalutazione della donna intrinseca al cristianesimo primitivo e destinata a perdurare e rafforzarsi nei secoli: a cavallo fra il II e il III secolo,
il Padre della Chiesa Tertulliano dichiara che la donna è «la porta dell'inferno»,
seguito cent'anni dopo da un altro Padre, Girolamo (che morirà nel 420,
cinque anni dopo Ipazia), il quale aggiungerà di suo che la donna è «ogni male»;
Agostino d'Ippona, Padre della Chiesa e contemporaneo di Ipazia, decreta che «mulier non est facta ad imaginem Dei», la donna [diversamente dall'uomo] non è fatta ad immagine di Dio (concetto che verrà ripreso ufficialmente dal diritto canonico);
e il monofisita Giovanni di Nikiu, vescovo copto d'Egitto alla fine del VII secolo,
nella sua Cronaca giustifica il linciaggio di Ipazia definendola dedita alle arti magiche e devota di Satana...” (Alessandra Colla)
Canzano 1 – Per parlare di Ipazia abbiamo dovuto aspettare l’uscita di un film che forse in Italia non verrà proiettato. Lei invece aveva già scritto di Ipazia?
COLLA – Nel 2010 festeggerò le nozze d'argento con Ipazia, per così dire: nell'85, per le Edizioni di Ar, uscì un mio scritto al riguardo. Si trattava di un breve saggio, corredato da un paio di poemetti di Leconte de Lisle e dalle traduzioni di qualche brano della Patrologia Graeca curata dal Migne (nel corso degli anni ho continuato ad accumulare altro materiale, ma non ho più avuto occasione di metterlo a frutto). Confesso il mio orgoglio di appartenere alla sparuta schiera degli italiani che si sono occupati di Ipazia nel XX secolo.
Canzano 2 – Chi ha paura della bella Ipazia oggi?
COLLA – Trovo che sia molto romantico benché fuorviante riferirsi ancora e sempre a Ipazia con l'appellativo di “bella”. In realtà non esistono fonti certe sulla sua avvenenza: in ogni caso, trattandosi di una donna che fu prima di tutto studiosa e pensatrice di rilievo, credo che il suo aspetto fisico possa e meglio ancora debba passare in secondo piano.
Al di là di questo, direi che non è tanto la figura di Ipazia a far paura a qualcuno, oggi, quanto piuttosto la sua fine: quell'assassinio contraddice in modo eclatante la visione canonica del cristianesimo primitivo come di un'età dell'oro tutta purezza e buoni sentimenti, in cui i cristiani erano perseguitati e oppressi a dispetto della loro mansuetudine. In realtà il cristianesimo primitivo non fu né mite né indifeso — forse non lo è il cristianesimo nella sua interezza: Luigi Lombardi Vallauri sottolinea che ci si dimentica troppo spesso di un passo evangelico basilare — Mt 10, 34-38 —, che suona testualmente «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa. Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me». E non si dimentichi che all'epoca in cui Ipazia fu uccisa, nel 415 d.C., l'Editto di Tessalonica promulgato dagli imperatori Teodosio I, Graziano e Valentiniano II faceva scuola da 35 anni: «Imperatori Graziano, Valentiniano e Teodosio Augusti. Editto al popolo della città di Costantinopoli.Vogliamo che tutte le nazioni che sono sotto nostro dominio, grazie alla nostra carità, rimangano fedeli a questa religione, che è stata trasmessa da Dio a Pietro apostolo, e che egli ha trasmesso personalmente ai Romani, e che ovviamente (questa religione) è mantenuta dal Papa Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, persona con la santità apostolica; cioè dobbiamo credere conformemente con l'insegnamento apostolico e del Vangelo nell’unità della natura divina di Padre, Figlio e Spirito Santo, che sono uguali nella maestà e nella Santa Trinità. Ordiniamo che il nome di Cristiani Cattolici avranno coloro i quali non violino le affermazioni di questa legge. Gli altri li consideriamo come persone senza intelletto e ordiniamo di condannarli alla pena dell’infamia come eretici, e alle loro riunioni non attribuiremo il nome di chiesa; costoro devono essere condannati dalla vendetta divina prima, e poi dalle nostre pene, alle quali siamo stati autorizzati dal Giudice Celeste. Dato in Tessalonica nel terzo giorno dalle calende di marzo, nel consolato quinto di Graziano Augusto e primo di Teodosio Augusto». Le angherie, le prevaricazioni e le violenze contro i “pagani” (il termine ormai connotava spregiativamente i “gentili” dal 373, quando un rescritto teodosiano confermò la proibizione della pratica di ogni metodo divinatorio, assimilato a un crimine punibile con la pena capitale, sancita il 25 gennaio 357) perduravano da tempo.
Canzano 3 –Oggi è scomoda perché colta, donna e bella?
COLLA - Oggi Ipazia è soprattutto ancora poco nota, come poco nota è la realtà del momento storico in cui visse e morì. Credo che soltanto gli addetti ai lavori abbiano un'idea abbastanza precisa dei tumulti, delle lotte di potere e dei sanguinosi fanatismi che costellano la storia del cristianesimo primitivo.
Poi, naturalmente, l'essere allo stesso tempo colta, donna e bella fa di Ipazia un'entità inquietante — oserei dire aliena, se solo ci si guarda intorno e si considerano i modelli femminili che si offrono e ci vengono offerti...
Canzano 4 – Su un quotidiano nazionale parlando del martirio di Ipazia è stato scritto: “E’ stata il primo vero esempio di spiritualità laica e la sua morte è stata considerata ‘il buon esempio’ che i Cristiani hanno voluto dare alle altre donne.. ....che si sono ben guardate dal tentare di emanciparsi ed essere in qualche modo faro della scienza e della cultura in genere....l'hanno definita ‘la premessa di Giordano Bruno”. Lei è d’accordo?
COLLA - Non ho letto il testo che Lei cita, ma in ogni caso non sono d'accordo: non capisco cosa intenda l'articolista per “spiritualità laica”, perché anche lo stoicismo e il buddismo zen, per esempio, sono modelli di “spiritualità laica”. Poi, è possibile che l'episodio dell'assassinio di Ipazia capitasse a proposito nell'ottica di una svalutazione della donna intrinseca al cristianesimo primitivo e destinata a perdurare e rafforzarsi nei secoli: a cavallo fra il II e il III secolo, il Padre della Chiesa Tertulliano dichiara che la donna è «la porta dell'inferno», seguito cent'anni dopo da un altro Padre, Girolamo (che morirà nel 420, cinque anni dopo Ipazia), il quale aggiungerà di suo che la donna è «ogni male»; Agostino d'Ippona, Padre della Chiesa e contemporaneo di Ipazia, decreta che «mulier non est facta ad imaginem Dei», la donna [diversamente dall'uomo] non è fatta ad immagine di Dio (concetto che verrà ripreso ufficialmente dal diritto canonico); e il monofisita Giovanni di Nikiu, vescovo copto d'Egitto alla fine del VII secolo, nella sua Cronaca giustifica il linciaggio di Ipazia definendola dedita alle arti magiche e devota di Satana... ma fra Ipazia e Giordano Bruno corrono parecchi secoli e parecchi morti ammazzati a maggior gloria del dio unico cristiano. Da ultimo, non credo che in passato le donne si siano “ben guardate dal tentare di emanciparsi ed essere in qualche modo faro della scienza e della cultura in genere”: mi pare invece che i loro tentativi in questo senso siano stati in larga misura frustrati. E' oggi, semmai, che molte donne sembrano privilegiare per la loro crescita personale e sociale ambiti assai lontani da quelli della cultura e della scienza.
Canzano 5 – “Alla porta dell'accademia dove Ipazia insegnava si affollavano scolari e curiosi, ma Ipazia, avvolta nel mantello dei filosofi - una sorta di ‘divisa’ che fu già propria delle allieve dirette di Platone - attraversava impavida la città, inquietante e turbolenta, per insegnare in pubblico il pensiero dei filosofi greci: non solo Platone, né solo Euclide o Tolomeo, ma anche ogni altra dottrina filosofica greca”. Così racconta di lei Damascio, un secolo dopo.
COLLA – Sì, questo è quanto dice Damascio nella sua Vita di Isidoro: eppure, più oltre nello stesso testo, pur riconoscendole indubbie doti etiche e intellettuali Damascio la ridimensiona drasticamente, ritenendo che Ipazia non fosse giunta ad attingere la “vera filosofia”, e dichiarandole «molto superiore [...] non solo come uomo rispetto a una donna, ma anche quale vero filosofo rispetto a una geometra» appunto il neoplatonico Isidoro di Alessandria --- il quale, incidentalmente, era il maestro di Damascio... Al di là di questo, è plausibile che Ipazia --- non sappiamo quanto intenzionalmente o quanto ingenuamente --- avesse rispolverato l'antica pratica aristotelica della peripàtesis (passeggiata) per continuare a trasmettere la sapienza greca: nell'ultimo decennio del IV secolo, ove appunto si colloca l'inizio della docenza di Ipazia, la distruzione dei luoghi di culto pagani voluta da Teodosio (l'ultimo a crollare fu il Serapeion di Alessandria, nel 391) rappresenta un oltraggio intollerabile per la raffinata cultura ellenica.
Aggiungo che la tradizionale diffidenza (questo è un eufemismo) del cristianesimo nei confronti della filosofia globalmente intesa raggiunse, nel IV secolo, vertici di assurdità: matematica, geometria ed astronomia vennero considerate come dimostrazioni di empietà. Figuriamoci come doveva apparire Ipazia --- donna, matematica, geometra, astronoma, filosofa e investita della dignità di docente al pari degli uomini...
Canzano 6 –In effetti Ipazia era una persona scomoda, era di ostacolo nella riconciliazione tra il vescovo e il prefetto e, Damascio è esplicito sulle colpe di Cirillo come possiamo leggere nell'ampio resoconto che dedica ad Ipazia nella Vita di Isidoro: “Cirillo si rose a tal punto nell'animo che tramò l'uccisione di lei in modo che avvenisse al più presto”. Cosa ostacolava Ipazia?
COLLA – In realtà non siamo ancora certi delle vere cause che portarono all'assassinio di Ipazia: sappiamo che questa donna straordinaria era tenuta in gran conto, ad Alessandria, non soltanto come importante referente culturale bensì anche come stimata “opinionista”, diremmo oggi, in fatto di politica e conduzione della cosa pubblica. Socrate Scolastico, teologo e scrittore cristiano che le fu contemporaneo, così si esprime al riguardo: «Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale»; e ancora Damascio riconosce che «era pronta e dialettica nei discorsi, accorta e politica nelle azioni, il resto della città a buon diritto la amava e la ossequiava grandemente, e i capi, ogni volta che si prendevano carico delle questioni pubbliche, erano soliti recarsi prima da lei, come continuava ad avvenire anche ad Atene. Infatti, se lo stato reale della filosofia era in completa rovina, invece il suo nome sembrava ancora essere magnifico e degno di ammirazione per coloro che amministravano gli affari più importanti del governo». Nel periodo che precedette il linciaggio di Ipazia, i rapporti fra il vescovo Cirillo e il prefetto Oreste erano, per esprimersi in modo garbato, piuttosto tesi: nel 412 Cirillo era succeduto allo zio Teofilo, responsabile della persecuzione dei culti pagani in Alessandria. Come dice ancora Socrate Scolastico, «per sollecitudine di Teofilo, l'imperatore ordinò di distruggere i templi degli elleni in Alessandria e questo avvenne per l'impegno dello stesso Teofilo [il quale] fece tutto quello che era in suo potere per recare offesa ai misteri degli elleni»; inoltre il prefetto Oreste (che stimava grandemente Ipazia), era stato assalito da alcuni monaci, uno dei quali l'aveva ferito: il colpevole era stato messo a morte, ma il vescovo Cirillo gli aveva tributato solenni onori funebri elevandolo alla dignità di martire, manifestando così non soltanto un aperto conflitto tra potere temporale e potere spirituale, bensì anche il dispregio per l'ordinamento imperiale. Insomma l'atmosfera in città era rovente, e pur non avendo notizia di una precisa posizione in merito da parte di Ipazia è lecito pensare che la sua figura non godesse di popolarità nella cerchia dei cristiani alessandrini più o meno fanatici.
Canzano 7 – Filostorgio ci dice che al tempo del regno di Teodosio II, Ipazia fu fatta a pezzi dai sostenitori della “consustanzialità” intendendo riferirsi, in tono sprezzante, agli "ortodossi" atanasiani, ormai vincitori e "padroni" incontrastati dell'ortodossia?
COLLA – Come ho detto prima, forse soltanto gli addetti ai lavori hanno un'idea abbastanza precisa di quello che doveva essere il cristianesimo primitivo, segnatamente nel IV e V secolo, dopo che il cosiddetto Editto di tolleranza promulgato da Costantino a Milano nel 313 (in realtà un rescritto dell'editto di Galerio del 311) aveva sancito la libertà di culto nell'Impero e soprattutto ufficializzato il culto cristiano. Di fatto, il IV secolo è teatro dello scontro all'ultimo sangue - e non è un modo di dire - tra arianesimo e cattolicesimo, mentre il V secolo vede affievolirsi la struttura imperiale (la caduta dell'Impero romano d'Occidente è del 476 d.C.) e crescere l'autorità spirituale e temporale del vescovo di Roma, a scapito del vescovo di Milano che ancora nel IV secolo era il referente cristiano più importante dell'Impero.
Quanto a Filostorgio, era un anomeo, ovvero un seguace di una corrente interna all'arianesimo, che sosteneva che il Figlio (Gesù) fosse di natura diversa e dissimile (in greco anomoìos) da quella del Padre (Dio); la sua Storia ecclesiastica, composta nel V secolo, risente della sua appartenenza dottrinale, quindi non c'è da stupirsi né che definisca gli ortodossi trinitari col termine di “consustanziali”, né che sottolinei con soddisfazione il loro coinvolgimento nell'assassinio di Ipazia.
Canzano 8 – Nel giorno di «Quaresima» dell'anno 415, Ipazia fu uccisa. La scena è quella di un sacrificio umano compiuto per il dio dei Cristiani in una sua chiesa. La chiesa si chiamava Cesario.
COLLA – Per la verità non sappiamo di preciso il giorno dell'uccisione di Ipazia: siamo sicuramente in prossimità della Pasqua, nel marzo del 415. Non so neppure se si possa parlare di “sacrificio”, dal momento che in questa tragedia manca ogni ritualità: Ipazia venne letteralmente macellata, e anche le modalità della sua cattura sono quelle di un agguato vigliacco - l'aspettarono mentre rientrava a casa. Ci vedo piuttosto uno sfregio, un oltraggio ben meditato al suo essere donna e pagana: la spogliarono delle vesti, la lapidarono in una chiesa cristiana e la fecero a pezzi per poi bruciare i resti in una piazza, agorà in greco, il luogo per eccellenza della vita civile e culturale nella società greca.
Canzano 9 – Socrate Scolastico commenta così: “Il crimine recò infamia sia a Cirillo che alla chiesa di Alessandria”.
COLLA – Il giudizio è condiviso da Filostorgio e da Damascio; l'Historia ecclesiastica tripartita di Cassiodoro-Epifanio aggiunge una giustificazione: «Questo fatto attirò non poco livore nei confronti di Cirillo e della chiesa di Alessandria; infatti è noto che stragi e violenze sono aliene dai Cristiani». Anche se il nome di Ipazia è stato occultato per secoli, all'epoca l'evento suscitò un certo scalpore - nel bene e nel male, Ipazia era pur sempre una personalità del suo tempo, e la violenza dei cristiani dovette riuscire sgradita non soltanto ai pagani più inveterati. Fu avviata un'inchiesta, ma non si venne a capo di nulla: sappiamo, ancora dall'Historia ecclesiastica tripartita, che l'iniziativa omicida era forse da attribuire a “un lettore di nome Pietro”, ma non risulta che venissero presi provvedimenti contro i responsabili. La faccenda, diremmo oggi, venne insabbiata e degli assassini di Ipazia si persero le tracce.
Canzano 10 – Chi oggi ostacola la proiezione di questo film in Italia? Un’altra pagina della storia come tante altre che vengono classificate con il nome di ‘revisionismo’ da non poter aprire? Ma questa volta parliamo di revisionismo in Vaticano? E allora perché in Italia che è uno stato indipendente e laico si vuole proibire la sua visione?
COLLA – Parto dalla Sua ultima domanda: io veramente credo che l'Italia sia uno Stato né indipendente né laico: duemila anni di Vaticano sul suolo patrio non sono una realtà da ignorare o da sottovalutare, e il peso del condizionamento cristiano-cattolico sul costume e sulla società italiani si fa sentire fin troppo spesso --- penso al caso Englaro, tanto per fare un esempio recente. E' chiaro che la vicenda di Ipazia getta un'ombra assai cupa sul cristianesimo delle origini, e non stupisce che se ne sia persa la memoria per tanto tempo: più che la figura di Ipazia, credo, si è inteso occultare un'atrocità ben difficilmente giustificabile da qualsiasi punto di vista. Nonostante le numerose “scuse” porte negli ultimi anni dalla Chiesa di Roma ai soggetti più disparati, suppongo che un film come Agorà (che non ho visto, ovviamente, e sul quale non posso pronunciarmi) squarcerebbe irreparabilmente un velo che il Vaticano ha tutto l'interesse a tenere calato su un periodo così turbolento. Naturalmente si è parlato di complotto contro la Chiesa, di attacco al cristianesimo, di minaccia alle radici cristiane dell'Europa etc. etc.: più semplicemente, mi sembra che la Chiesa cerchi di mettersi al riparo da ulteriori critiche e voglia risparmiarsi l'ennesima brutta figura. Mettere in discussione le fondamenta di una struttura di potere come la Chiesa significa minarne la credibilità: le conseguenze sarebbero incalcolabili, sotto ogni aspetto. Del resto, per sua natura il revisionismo è tipico del pensiero unico --- laico o religioso poco importa.
Ora, non so se il film verrà proiettato in Italia: ma se così non fosse, immagino che grazie a Internet sarà comunque possibile visionarlo, e la Chiesa potrebbe fare ben poco per impedirlo. Mi auguro.
BIOGRAFIA
Alessandra Colla è nata a Milano nel 1958, è laureata in filosofia medioevale con una tesi su "Il problema dello Stato nel Commento di Giovanni Buridano alla politica di Aristotele", è sposata, e ha un figlio, un gatto e un cane. E’ giornalista pubblicista.
Ha diretto per oltre vent'anni la rivista "Orion", e collabora con le riviste "Eurasia" e "Terra insubre". Link utile consigliato da Alessandra: http: